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Il Premio Newitalianblood 2010

giugno 3, 2010

> PREMIO NEWITALIANBLOOD.COM 2010
Risultati seconda edizione
I più interessanti progettisti Italiani con studio in Italia o all’estero. Architetti nati dal 1973

(per i risultati vai in fondo all’ articolo)

I risultati del premio Newitalianblood 2010 confermano valutazioni e spunti critici suscitati anche dall’edizione precedente. Innanzitutto non si tratta di un’iniziativa autocelebrativa o mediatica in senso pubblicitario, né di un’affermazione di potere editoriale-universitario-professionale.
Lungi da tutto ciò, i giovani studi classificati si differenziano dal vecchio e dal nuovo (presunto) star-system italiano: vediamo un deciso impegno nel compiere al meglio la professione, nel fare e cercare di fare architettura. Una ricerca che si sviluppa sia attraverso i piccoli incarichi sia sognando attraverso proposte cariche di forza visionaria e sperimentale. A volte, analizzando il lavoro di uno stesso studio, in qualche opera si registra un passo indietro rispetto ad intenzionalità espresse o presenti in nuce in altri progetti. Questo è un aspetto sul quale vale la pena soffermarsi un momento, al fine di analizzare il problema e provare ad estirparlo. Forse per mediare le posizioni di qualche committente o più probabilmente -è il caso dei concorsi- per un’autolimitazione imputabile ad una serietà professionale che vuole evitare proposte ritenute economicamente non compatibili, si rinuncia a un progetto criticamente impegnato. Di per sé questa serietà è un atteggiamento etico apprezzabile, ma non deve essere stimolo per rinunciare a scelte coraggiose, per declinare il controllo dei costi attraverso scelte che privilegiano aspetti residuali del progetto, per rinunciare ad adottare un linguaggio architettonico compiuto e criticamente impegnato, poiché non è solo nella “pelle” di rivestimento degli edifici che si esauriscono i compiti e le responsabilità dell’architetto. Ma non è tutto.
Qualche difetto presente nei vari progetti è senza dubbio ascrivibile a residui di esperienze universitarie un pò bigotte che avvolgono vari progetti in una cupa aureola di severità e compostezza lontana dalla gioiosità e dal disincanto di altre proposte dei medesimi gruppi di progettazione. Quanto detto vuole essere un invito all’autocritica, a mettersi in gioco, anche a riazzerare l’orizzonte per cercarne uno nuovo, più lontano e profondo. Sono problemi comuni ad una situazione italiana più vasta, una situazione contestuale in cui spesso le scelte progettuali sfociano nella banalità o supportano la speculazione. Ad ogni modo le lacune evidenziate non intaccano di molto lo scenario profilato dalla classifica 2010 che globalmente si dimostra variegato di proposte oltre che positivo e concreto.
Qualche caduta di stile dei singoli progetti è moderata -a volte sovrastata- da una stimolante ecletticità delle proposte nel loro insieme -che è un pregio- e da esperienze fortemente sperimentali volute da singoli gruppi che si espongono al giudizio dei critici più esigenti e di nicchia, rinunciando consapevolmente a costruire. Si può concludere affermando che la capacità di fare rete (senza fare lobby) e la transnazionalità dei nuovi gruppi di progettazione conferma una realtà che un decennio fa ci avrebbe stupito, ma soprattutto conferma come si possa fare architettura e ricerca anche al di fuori dei canali ufficiali, lontani dalle pagine delle riviste patinate, lontani dai salotti mondani e dalle tessere di appartenenza, distanti dai critici di architettura degradati al rango di gazzettieri e capaci di scrivere articoli solo ricopiando i comunicati stampa delle aziende produttrici e dei propri amici architetti. Questa è l’occasione per fare una riflessione di più ampio respiro per individuare responsabilità in un sistema universitario-editoriale-politico oltre che professionale incapace di stare al passo con una realtà che sotto gli occhi dei più giovani si profila già evidente.
“Corri compagno, il vecchio mondo ti insegue” si poteva leggere su un muro della Sorbonne nel maggio ’68. Non si tratta di una semplice dichiarazione/adesione politica, bensì di una verità storica:  sono ancora molti quelli che non se ne sono accorti. Purtroppo in Italia si profilano di anno in anno nuovi scandali per gli appalti e si susseguono di volta in volta professionisti pronti ad accettare le vecchie regole, facendo subire ai colleghi, in un secondo momento, proclami di superiorità morale e critiche al sistema che fino a poco prima si è condiviso.
Iniziative come quella del premio di Newitalianblood rimettono in gioco i ruoli e le competenze, fanno di internet un vero sensore critico, oltre che uno strumento di trasparenza e conoscenza; sarà poi il tempo ad eseguire le verifiche che in questa sede non possiamo compiere e ci mostrerà chi è stato -architetto e/o critico- solo una meteora.
Luca Guido

> PREMIO NEWITALIANBLOOD.COM 2010
Risultati seconda edizione
I più interessanti progettisti Italiani con studio in Italia o all’estero. Architetti nati dal 1973

01 MONOVOLUME (Bolzano)
Patrik Pedò 73, Juri Pobitzer74

02 ECOLOGICSTUDIO (Londra)
Claudia Pasquero 74, Marco Poletto 75

03 MARC (Torino)
Michele Bonino 74, Subhash Mukerjee 74

04 MARAZZI ARCHITETTI (Parma)
Davide Marazzi 74

05 3GATTI (Shanghai)
Francesco Gatti 73

06 FACTORY ARCHITETTURA (Roma)
Mariella Annese 76, Milena Farina 77

07 CONSOLE – OLIVA (Roma)
Alessandro Console 80 – Gina Oliva 80

08 TERNULLO MELO (Lisbona)
Chiara Ternullo 75, Pedro Teixeira de Melo 78

09 KK ARCHITETTI (La Spezia)
Simone Moggia 76, Tiziana d’Angelantonio 77, Giulio Pons 79, Paolo Lazzerini 81, Olivier Moudio 78

10 AION (Siracusa)
Andrea Di Stefano 73, Aleksandra Jaeschke 76

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