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The American Gardner’s Calendar

dicembre 3, 2012

Al ritorno dalla spedizione di Lewis and Clark (1804-1806) per l’esplorazione dei territori della Louisiana,  Bernard McMahon (1775-1816), mentore delle pratiche di gardening di Thomas Jefferson, pubblica The American Gardner’s Calendar, un compendio dettagliato su giardinaggio, orticoltura e floricoltura, con istruzioni precise, differenziate per piante, pratiche ed usi. Nel tentativo di unire scienza botanica con l’orticoltura pratica il suo intento dichiarato era:

[…]in order to accommodate the Agriculturist, I have given a classical catalogue of the most important and valuable grasses and other plants used in rural economy ; and likewise  pointed out the particular kind of soil, in which each plant cultivated as a grass, or exclusively on account of its foliage, has been found, upon repeated trials, to succeed best. From an experience which I have had of near thirty years in PRACTICAL GARDENING, on a general and extensive scale; the particular pains which I have taken, not only to designate the necessary work of every month, but also the best methods of performing it.[1]

 

McMahon-design-for-a-villa-garden

McMahon’s plan for “design for a villa garden”: A) House, B) Barn, C) Hose clumps, D) Central figures of flower garden, E) Lawn, F) Grape-arbor, G) vegetable grounds H) Fruit department, K) Yard, L) Piazza, S) Rustic seat V) Vase. The ground measured 120 feet by 200 feet.
The following named trees are placed as indicated by the fi gures on the plan : 1. Magnolia
purpurea, Purple Magnolia. 2. Magnolia conspicua, Chandelier Magnolia. 3, 4. Cedrus Deodar, Deodar Cedar. 5, 6. Abies canadensis, Hemlock Spruce. 7. Liquidambar styracifl ua, Sweet Gum. 8. Fagus sylvatica purpurea, Purple Beech. 9. Acer campestre, English Maple. 10. Chionanthus
Virginica, Virginia Fringe Tree. 11. Magnolia tripetala, Umbrella Magnolia. 12. Rhus
cotinus, Mist Bush. 13. Cytisus laburnum, Golden Chain. 14. Virgilea lutea, Yellow Wood. 15. Halesia tretraptera, Silver Bell. 16. Larix Europa, European Larch. 17. Celtis occidentalis, Nettle Tree. 18. Acacia julibrissin, the Julibrissin Tree. 19. Juglans regia, Madeira Nut. 20. Berberis
purpurea, Purple Berberry. 21. Pyrus Japonica, Japan Quince. 22. Buxus sempervirens arborea,
Tree Box. 23. Euonymus Japonica, Evergreen Euonymus. At D in the fl ower-garden, a plant of the weeping cherry, and the * shows the position of sugar maples for shade.

Oltre ad essere il primo manuale pratico sull’argomento stampato in America, The American Gardner’s Calendar aveva ottenuto un ampio successo: nel 1857 era arrivato all’undicesima edizione e costituiva il riferimento delle pubblicazioni di settore che erano divenute numerosissime. Il Calendar di McMahon era modellato sulla English formula dei tipici manuali di giardinaggio, dando indicazioni e istruzioni, mese per mese, su come piantare, curare la flora e preparare il suolo del giardino. Inoltre McMahon introdusse attraverso il suo libro la trattazione teorica e pratica della suddivisione degli spazi del giardino, secondo una consolidata pratica inglese: kitchen garden da una parte, fruit garden dall’altra, orchard, nursery, pleasure (flower) garden, etc, vennero concepiti come entità separate, distinguendo gli scopi utilitaristici del giardino da quelli estetici. In particolare nel capitolo intitolato “The pleasure, or flower garden. Ornamental designs and planting” McMahon coglieva gli elementi tipici della pratica del gardening e la innervava con le nuove teorie introdotte da Repton. Nelle pagine del Calendar McMahon afferma che:

In designs for a pleasure-ground, according to modern gardening, consulting rural disposition in imitation of nature, all too formal works being almost abolished, such as long straight walks, regular intersections, square grass-plats, corresponding parterres quadrangular and angular spaces, and other uniformities, as in ancient designs; instead of which are now adopted rural open spaces of grass-ground, of various forms and dimensions, and winding walks, all bounded with plantations of trees, shrubs, and flowers, in various clumps; other compartments are exhibited in a variety of imitative rural forms, such as curves, projections, openings and closings in imitation of natural assemblage; having all the various plantations and borders open to the walks and lawns[2].

A corredo delle sue indicazioni pubblicò anche una planimetria per il “design for a villa garden”,  fornendo preziosi consigli di progettazione del giardino e per la scelta degli alberi da piantare. Tutte queste idee furono mutuate da Jefferson nel progetto di Monticello e sono evidenziate da alcune caratteristiche peculiari del parco attorno la casa: si pensi ad esempio alle operazioni di sfoltimento del bosco naturale, all’adozione dei roundabouts, delle aiuole floreali ovali (oval flower beds) e del prato davanti la villa. Tali scelte del progetto di Jefferson vanno sottolineate per dimostrare la conoscenza della pratica del landscape gardening e la volontà di sottrarsi dalla semplice logica utilitaristica con cui in apparenza Jefferson sembra governare la propria tenuta di Monticello.

[1] MCMAHON, Bernard, The American Gardner’s Calendar, adapted to the climate and season of the United States, Philadelphia, J.B. Lippincott and Co., 1857 (first ed. 1806) p. ix

[2] ibid. p.74

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Monticello

dicembre 2, 2012
Monticello aerial

Monticello, vista aerea. Si noti: il lawn davanti alla villa e sulla destra la vegetable garden terrace con il frutteto delimitato dal bosco circostante.

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Residenza del principe di Salm a Parigi. Progetto di Pierre Rousseau realizzato tra il 1782 e il 1787 e probabile ispirazione per Jefferson

Thomas Jefferson (1743-1826), tra gli autori della Dichiarazione di Indipendenza (1776), e terzo presidente degli Stati Uniti (1801-1809), fu uno dei primi americani ad adoperarsi con profondo interesse  nella progettazione e trasformazione del paesaggio.  Numerosi studi hanno analizzato le varie fasi di costruzione della villa di Monticello e le scelte progettuali adottate dal Jefferson architetto. L’adesione al linguaggio neopalladiano, fa di Jefferson un progettista aggiornato e allineato sulle scelte dei principali protagonisti del periodo tardo illuminista, inoltre i richiami all’architettura rinascimentale, romana e greca acquisiscono nella lontana Virginia il significato di una rievocazione fondativa: la classicità del neopalladianesimo di Jefferson, i suoi interessi per l’agricoltura, rappresentano programmaticamente il sogno   di costruire un paesaggio rurale di bucolica e democratica ispirazione. Il passato non rammenta semplicemente la giustizia di tempi lontani, ma attraverso l’architettura, anche la speranza e la fiducia nei confronti delle forme della neonata Repubblica. Dunque l’interesse di Monticello, con i suoi 5000 acri di terreno (circa 2000 ettari), non è dato dall’edificio in sé, né dalle sue decorazioni, ma dalla vocazione agricola della costruzione, che con i suoi orti,  giardini, piantagioni, strade, dimostra di essere una perfetta “workhouse of nature”La bellezza formale dell’architettura e la compiutezza del progetto architettonico sembrano sviare l’attenzione rispetto all’utilizzo sperimentale, a volte anche effimero, che si fa del paesaggio.

MONTICELLO OGGI

Monticello (1) _ 0. Piano

Tra i documenti messi a disposizione dalla Massachusetts Historical Society, nel fondo archivistico elettronico dedicato ai Thomas Jefferson Papers, compaiono il Garden Book e il Farm Book, minuziosi diariin cui Jefferson registra intenzioni ed azioni agricole intraprese, elencando piante, semi, fiori, provenienze della flora, successi ed insuccessi delle relative coltivazioni. Lo straordinario interesse che suscitano questi documenti manoscritti mette in evidenza le continue modificazioni del paesaggio e i tentativi condotti su di esso. Nell’ ipotesi portata a compimento negli anni della presidenza, quattro percorsi dalla forma ellittica, the roundabouts, circondano la cima del colle, attestandosi su curve di livello decrescenti, e dunque su circonferenze man mano più ampie. Questi percorsi permettono di accedere a diversi ambiti paesaggistici pensati attorno alla costruzione principale. Inoltre, “The ground between the upper and lower roundabouts to be laid out in lawns and clumps of trees, the lawns opening so as to give advantageous catches of prospect to the upper roundabout. Vistas from the lower roundabout to good portions of prospect”. Ad est i percorsi oltrepassano il boschetto (The Grove) ricavato dallo sfoltimento di una porzione adiacente di foresta naturale ripulita del sottobosco, per poi costeggiare a Sud il Mulberry Row, con i padiglioni adibiti a workshop.A valle del Mulberry Row vi sono la Vegetable Garden Terrace, dotata di un piccolo padiglione-belvedere,due piccoli vigneti (16000 e 9000 square foot area 1400 e 800 mq) intervallati  dalle Berry Squares, e un frutteto (South Orchard) con innumerevoli varietà di mele, pesche, ciliegie, pere, albicocche, prugne, che è stato oggetto di “restauro” nel 1981 per renderlo accessibile ai visitatori.

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In questo frutteto sono stati ripetutamente compiuti tentativi di coltivare alberi mediterranei, come, fichi, mandorli, melograni e ulivi senza particolare successo a causa delle rigidità del clima invernale e primaverile.Il lato est di Monticello è invece caratterizzato da un frutteto più piccolo, impiantato nel 1784  prima della partenza per la Francia, e da un bosco diradato, ovvero un arboreto in cui si trovano piante autoctone ed altri alberi come il red cedar (Juniperus virginiana), il sugar maple (Acer saccharum), l’ European larch (Larix decidua) il tulip poplars (Liriodendron tulipifera). Nel progetto delle pertinenze all’abitazione pricincipale Jefferson pensa ad alcuni accorgimenti per diversificare gli usi del terreno circostante. Le soluzioni adottate dimostrano la conoscenza dei paesaggi europei. Jefferson, come noto, aveva soggiornato in Inghilterra, Francia e Italia e da questi paesi aveva tratto esperienze e fonte di ispirazione. Le influenze italiane, rese evidenti dalla toponomastica dei luoghi, dalle ascendenze classiche dell’ architettura e dalla frequentazione dell’amico Mazzei (ma anche di altri italiani), sono essenzialmente riconducibili alle suggestioni esercitate dai Quattro Libri dell’ Architettura di Andrea Palladio, accuratamente studiati da Jefferson. Allo stesso tempo è palese il richiamo alla tradizione del landscape gardening inglese. Jefferson dimostra infatti una sensibilità tipicamente anglosassone nel coniugare aspetti pittoreschi e richiami all’antico, così come era stato sperimentato nei lavori di William Kent (1685-1748) e Lancelot “Capability” Brown (1716-1783).

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In particolare l’adozione di una Ha-Ha barrier sul lato ovest e sul lato sud di Monticello, documenta l’attenzione di Jefferson nei confronti di un elemento caratteristico dei paesaggi delle tenute inglesi. Ed infatti egli la utilizza con lo stesso spirito paesaggistico: la Ha-Ha barrier non è solo un fossato utile a definire un perimetro preciso attraverso una piega del terreno, essa ha anche lo scopo di proteggere i giardini di fiori dagli animali che pascolano nelle vicinanze dell’edificio. Il lato est, da cui proviene la strada di accesso alla villa, è invece definito da un ovale disegnato da una successione di piccole colonne e una chain fence (catena di recinzione). Gli orti, e gli alberi da frutta, ancora oggi presenti, erano invece circondati da palizzate di legno (paling fence) alte circa un metro per  tenere lontano, a seconda dei casi, lepri,  cervi o altri animali selvatici, ma nel corso degli anni verranno utilizzate anche siepi di biancospino (howthorn hedges) con la funzione di separare colture o proteggere aree specifiche dagli animali. A diretto contatto con l’edificio, nello spazio racchiuso dai padiglioni Nord e Sud, sono presenti numerosi ovali di fiori, oval flower beds, contenenti le più variegate specie, selezionate nel corso degli anni da località vicine e remote, e durante la spedizione geografica di Lewis e Clark (1804-1806).

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Infine come prolungamento delle ali laterali vi è un percorso pedonale a forma di anello in terra battuta, che, dispiegandosi sul falso piano alla base del cocuzzolo, racchiude un ampio prato (lawn) costeggiato a tratti da aiuole di fiori e da un piccolo stagno. A maggiore distanza da Monticello, sui colli e sui declivi circostanti della grande tenuta, vi erano porzioni di bosco dedicate ad animali come cervi, ovini e bovini, e campi riservati alla coltivazione agricola “intensiva”, non sperimentale, sulla base di uno schema di sfruttamento del terreno che prevedeva la rotazione delle colture. In questi ulteriori campi venivano coltivati grano, avena, trifoglio, piselli, mais e alberi da frutto (wheat, oats, clover, peas, corn and fruit trees). A tutto ciò si aggiungono i numerosi percorsi, canali, strade, edifici, campi e porzioni di bosco organizzate secondo un progetto comune. Quello che più stupisce non sono solo le annotazioni botaniche appuntate da Jefferson, ma le sue minuziose elaborazioni progettuali, le verifiche fatte attraverso misurazioni e schizzi, il controllo generale dell’ insieme garantito da continui salti di scala, dal giardino al territorio, fino a comprendere riflessioni sulle vedute prospettiche e sulla definizione dello skyline naturalistico. Ma i variegati paesaggi di Monticello ci raccontano anche qualcosa di più, e forse suonano da monito ancora oggi, per quanto anacronistico possa sembrare il landscape of slavery che sottende la seducente organizzazione jeffersoniana della proprietà. Jefferson aveva condannato più volte la schiavitù, tuttavia ad ogni orto, ad ogni campo di Monticello corrispondevano un proporzionato numero di semplici baracche, ricoveri costruiti per una manodopera forzata; e ciò suonava come una beffa alle parole espresse nelle Notes on the State of Virginia (1785) secondo cui icultivators of the earth are the most virtuous and independent citizens”. Ancora oggi lo sforzo di costruire un terreno comune, basato sull’ idea di libertà, sul diritto della ricerca della felicità, si scontra con una realtà ugualmente triste e complessa: evocare una giustizia divina o terrena non basta a placare la fame di cibo, di acqua ed energia.

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