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La Sala Conferenze G8 alla Maddalena: un giudizio architettonico

settembre 5, 2010

L’ ambiguità di tale opera, malauguratamente per il suo progettista, è in quell’ aver  “vissuto” uno dei più estesi episodi italiani di spreco di denaro pubblico, corruzione e mala-politica. L’ intera operazione G8 alla Maddalena dimostra come sia difficile uscire immuni dai compromessi, perfino da quelli morali: l’ edificio a sbalzo sul mare non è semplicemente la risposta “architettonica” ad una funzione,  bensì, oggi è  il simbolo di un tentativo ambizioso a cui è sfuggito volutamente il nodo politico della vicenda. In questo edificio perfino la ricerca del luogo sembra risultare simulata. Non importa che ci si trovi a Marsiglia o in Sardegna, la soluzione dell’ edificio a sbalzo sull’ acqua pare essere l’ unica proposta “vincente” in grado di partorire la mente dell’ architetto. Si tratta di una prassi  già sperimentata da Boeri nei progetti (non realizzati) per i waterfront di Siracusa e Napoli: trovata una soluzione è utile riciclarla, perfezionarla fino a ricadere in modelli di dogmatismo e freddezza vincolati ad una sgradevolezza asettica ed apparentemente intellettualistica.  Tutto il progetto dell’ edificio è poi frutto di meccanismi retorici ingenui e privi di carattere. Il parallelepipedo della sala conferenze incombe pesante sul piazzale e sull’ acqua,  incapace di produrre un momento di diastole spaziale da contrapporre alla compressione generata dalla modesta quota d’ imposta dell’ estradosso del primo solaio, mentre l’ enorme   ascensore/piattaforma interno e la sala vetrata a sbalzo sul mare, col pedante foro circolare nel solaio di calpestio, suonano come soluzioni di un’ ovvietà disarmante, utili espedienti di edonismo comunicativo atti a celebrare retoricamente il potere dei leader politici che avrebbero dovuto presiedere un vertice che non vi ha avuto luogo. Alla Maddalena non è stato realizzato alcun edificio degno di elevarsi ad Architettura. Nonostante quanto pensino i supporter e gli eventuali gosthwriter del progettista, la Sala Conferenze e il resto del complesso degli edifici del G8 abortito, raccontano di una vicenda di squallida cronaca e di compromissione morale che investe tecnici, costruttori, politici italiani: mai più vorremmo vedere spendere tanto denaro senza procedure di evidenza pubbliche, soprattutto per quanto riguarda il conferimento degli incarichi professionali e la gestione degli appalti.

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Il faccendiere o l’ “intellettuale” organico???

luglio 8, 2010

http://mmedia.kataweb.it/foto/6648393/11/ecco-la-maddalena-dopo-il-trasloco-del-g8

A volte capita leggere di persone che, in accorati appelli (in cui non mancano gli insulti a chi si permette di fare obiezioni e di interrogare),  hanno lamentato la totale estraneità a vicende poco chiare e a qualsivoglia compromissione morale.  Addirittura ci dicono che in realtà non contavano per davvero, ci dicono che probabilmente sono delle vittime, invocando un masochistico bisogno di identificarsi con i perdenti. Dimenticando che i veri perdenti sono solo i cittadini onesti. Poi si scopre che non usano i toni propriamente pacati delle persone a cui sono precluse le decisioni… in fondo Paolo Mieli, molto argutamente, ci spiega che si tratta di persone appartenenti a caste particolari, non sono “architetti qualsiasi”, sono “figli di” e “fratelli di”. Come abbiano avuto gli incarichi (quale procedura di evidenza pubblica è stata utilizzata?) e a quanto ammontino le parcelle non è dato sapere, a dispetto di trasparenza e cultura.

da Repubblica 28/06/2010:

In una telefonata intercettata l’architetto fiorentino Marco Casamonti (indagato per truffa ai danni dello Stato) dice: “Pare che l’abbia progettato un certo Facchini, dice che è una cosa orrenda… Sarà l’uomo di Balducci”. E l’architetto Stefano Boeri: “No, peggio, lui è l’architetto del Papa, il fratello è uno degli architetti di Berlusca… Della Giovampaola mi ha detto che sono dei cani, però non li possiamo mandare via perché uno lavora per Berlusconi e uno per il Vaticano”.

Tabella costi G8 e altre opere

febbraio 21, 2010

https://lucaguido.wordpress.com/2010/02/18/i-costi-dell%E2%80%99-architettura/

https://lucaguido.wordpress.com/2010/02/18/qualita-e-%E2%80%9Crisultati-positivi%E2%80%9Da-9000-euro-al-metro-quadro-replica-a-stefano-boeri/

1) “Vulcano Buono” a Nola (NA) di Renzo Piano (2007). Costo al mq pari a 1200 euro. Costo totale di 180 milioni di euro per un progetto che si sviluppa su un’area di 450.00 mq di cui 150.000 mq costruiti. Il complesso comprende un albergo, un ipermercato, un cinema multisala (9 sale per 2500 spettatori), una galleria doppia altezza, 150 negozi, ristoranti, bar, un centro benessere, una piazza esterna e 7000 posti auto (cfr. Wikipedia).

2) Fiera di Milano di Massimiliano Fuksas (2005). Costo al mq pari a 1400euro. Costo totale di 750 milioni di euro autofinanziati dalla Fondazione Fiera, per una massa critica dell’ intervento di 530.000 mq di superficie lorda pavimentata, su 2 milioni di superficie fondiaria sistemata (cfr. Repubblica 01/04/2005).

3) Museo Guggenheim di Bilbao di Frank Gehry (1997). Costo al mq pari a 3500 euro. Costo totale dell’ opera 132 milioni di euro da parte del comune di Bilbao, di cui 84 per la costruzione e per le opere di urbanizzazione, 36 per l’acquisto della collezione, 12 per entrare a far parte della Fondazione Guggenheim; 24.000 mq di superficie espositiva. Oltre 1 milione di visitatori l’anno, 5083 nuovi posti di lavoro, 30 milioni di euro all’anno di nuove entrate fiscali derivanti da Iva e Irpef e un incremento del PIL per l’intera Regione Basca calcolato nello 0,62% dopo solo due anni di attività (cfr. La Stampa 29/12/2000).

Questi primi tre casi mostrano i costi di due investimenti privati e un noto intervento pubblico realizzato in Spagna (il cui costo al mq. resterebbe attualizzato se si dovessero scorporare gli interventi di urbanizzazione). Ne possiamo dedurre dunque una grande attenzione all’investimento e alle sue ricadute economiche. Le opere citate inoltre hanno suscitato dibattito architettonico e l’attenzione della critica. Ma cosa succede in Italia sul fronte delle grandi opere e del Pubblico?

4) MAXXI a Roma di Zaha Hadid (2009). Costo al mq pari a 7100 euro (che si abbassa a poco meno di 3700 euro al mq se consideriamo che la cifra totale comprende anche la sistemazione degli esterni). Costo totale di 150 milioni di euro per un progetto di 21.200 mq di spazi interni, 19.640 mq di spazi esterni, 113.000 mc realizzati. Tra i 200.000 e i 400.000 visitatori previsti l’ anno (cfr. comunicati stampa MAXXI).

5) Palazzo delle conferenze e area delegazioni alla Maddalena -lotto4– di Stefano Boeri (2009).

Costo al mq pari a 9294 euro per le sole superfici costruite. Costo complessivo delle opere 100 milioni di euro circa secondo l’ ipotesi peggiore (70,5 milioni di euro da quanto ci è stato gentilmente comunicato dallo Studio Boeri); Sistemazione aree esterne e reti generali 48.476 mq (altri 7,5  milioni di euro sempre da quanto comunicato dallo Studio Boeri), Casa del mare 2.230 mq, Arcate dell’ arsenale 2700 mq, Stecca impianti centrali generali 720 mq, Reparto elettrico 452 mq, superficie coperta area delle delegazioni 9.540 mq, di cui 4657 mq di superficie utile costruita.  Se nel calcolo del costo/mq si tiene conto della copertura/tettoia dell’ area delegazioni, esclusi i 4657 mq che ricadono sotto la stessa copertura, il costo euro/mq è di 6390, con il risultato che copertura e pavimentazione sottostante hanno un’incidenza media superiore ai 6000 euro/mq). Per onore di cronoca informiamo che il costo al mq calcolato sul totale di 70,5 milioni di euro è pari a 6561 euro/mq per le sole superfici costruite e di 4500 euro/mq se consideriamo il totale della copertura.

Faccio presente che a questo intervento andrebbero aggiunte svariate decine di milioni di euro di spese “propedeutiche” e di bonifica, i risparmi ottenuti per il trasferimento del G8, e naturalmente i costi aggiuntivi per la riparazione dei danni avvenuti dopo 8 mesi di abbandono, tutte spese che chiaramente non ho conteggiato nel costo di costruzione.

Per gli ultimi due interventi è tuttavia obbligatoria una doverosa precisazione: il progetto del MAXXI è stato affidato alla Hadid a seguito della vittoria di un concorso, prevede delle considerevoli ricadute economiche, sociali e culturali e soprattutto è un’opera che simbolicamente doveva dimostrare l’interesse dello Stato centrale nei confronti del contemporaneo. Inoltre a difesa della Hadid vi è da precisare che la copertura finanziaria è arrivata scaglionata, comportando continui blocchi del cantiere e di conseguenza una riformulazione economica a causa dell’entrata in vigore della nuova normativa sismica.

L’intervento della Maddalena dimostra invece come i piani di gestione turistica possano diventare piani di spoliazione del territorio e di come i beni dello Stato si possano svendere ai privati dopo aver investito ingenti risorse. Le cifre in gioco nella vicenda G8 alla Maddalena mostrano uno Stato totalmente incapace di realizzare un effettivo sviluppo del territorio dilapidando viceversa pubblico denaro.

Nella sola area dell’arsenale sono stati spesi circa 200 milioni di euro per demolire, bonificare ed edificare.

Cosa ci faranno non è dato sapere poiché “la gestione dell’ex Arsenale se l’è invece aggiudicata, per 40 anni, la Mita Resort di Emma Marcegaglia. Un ottimo affare per il presidente di Confindustria, che ha messo le mani sulla struttura a un prezzo di saldo: 40 milioni allo Stato e 28 (in 40 anni) alla Regione Sardegna” (ed un passivo di oltre 100 milioni per la collettività)

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/02/news/maddalena_bertolaso-2160424/

Spero dunque che anche altri intervengano sulle reali questioni sollevate, fornendoci spunti di riflessione e magari informazioni sui costi dei propri progetti.

Operazione Maddalena: Zero posti di lavoro, 327 milioni di euro e miliardi di dubbi sui riscontri culturali dell’operazione Maddalena! Una spesa così ampia meritava un dibattito che non c’è mai stato.

Qualità e “risultati positivi”a 9000 euro al metro quadro? (Replica a Stefano Boeri)

febbraio 18, 2010

(“I costi dell’ architettura” è stato pubblicato in: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=2448 e si può consultare anche da questo blog, per leggere la risposta di Stefano Boeri al mio articolo “I costi dell’ architettura” vi segnalo il link: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=2459)


Quanta tristezza nel constare che un professore universitario come Stefano Boeri debba ricorrere ad una menzogna per confutare le idee di chi ha svolto un’inchiesta sui costi etici ed economici dell’architettura. L’insoddisfacente e, a mio giudizio, poco autorevole risposta rispetto ai reali argomenti da me trattati si riflettono in un immotivato (e, credo, ridicolo) attacco  personale. Replico brevemente:

-Non sono mai stato bocciato ad alcun esame (ma era forse questo l’oggetto del mio articolo?).

-La correttezza e la trasparenza di quanto da me riferito era garantita dai link agli articoli di Repubblica pubblicati nella loro consequenzialità cronologica. Tuttavia posso convenire sul fatto che il mio circostanziato articolo non si prestava a letture frettolose, sbadiglianti e/o annoiate.

-Paolo Berizzi, come risulta dal suo articolo del 02/02/2010, conferma pienamente quanto riferito in precedenza e racconta anche dei lavori di riparazione eseguiti dopo il suo servizio denuncia (tra cui la sistemazione di “uno dei portelloni laterali della Casa sull’acqua” -si riferisce forse alla struttura di rivestimento divelta dal vento?!-).

-L’opportunità di pubblicare le foto “live” con i ministri si è commentata da sola con la sparizione dal sito di Abitare del testo, delle osservazioni dei lettori e delle stesse foto.

A questo punto vorrei ritornare alle reali questioni sollevate dal mio articolo “I costi dell’architettura”.

Con le indagini in corso sugli appalti del G8, le problematiche trattate sono divenute a tutti più chiare: nonostante il dovuto garantismo, non resta che affermare che le procedure utilizzate alla Maddalena sucitino più di qualche perplessità.

Le indagini giudiziarie mi hanno turbato ed intristito, e credo che abbiano dimostrato la fondatezza di alcune preoccupazioni che avevo enunciato nel mio già citato articolo.

Purtroppo nessuno ci dirà perché in origine furono adottate speciali misure di riservatezza e segretezza (concesse dal governo Prodi e confermate da quello Berlusconi) e quali garanzie poteva dare ad esempio la chiamata in corsa di Marco Casamonti, professionista che appare coinvolto in operazioni poco chiare.

Tuttavia la figura di Casamonti ci permette di fare un ragionamento. Il personaggio è stato salutato fino all’anno scorso come il nuovo, anche dai giovanissimi, mentre risulta ora inquisito per corruzione e turbativa d’asta in altri due diversi processi (per quest’ultimo reato tra gli altri indagati figurano, a quanto e’ risultato dalle cronache dei giornali, membri di importanti studi): Sotto quali e quante vesti può essere ripercorso un disinibito approccio all’architettura?

Ci chiediamo se la forzata occupazione mediatica delle riviste di architettura e dei dibattiti non sia il primo passo per creare un sistema di consenso attorno alle complesse figure di direttore di rivista/professore universitario/architetto.

Nel recente passato siamo stati abituati a definire come corrotti, vecchi e sorpassati gli architetti che negli anni ’80 (collusi con il partitismo della Prima Repubblica) rappresentavano lo star-system italiano, ma il “nuovo” che avanza appare, per alcuni aspetti, molto peggio del “vecchio”.

Un discorso a parte meritano invece i costruttori edili: una questione su cui riflettere è come sia possibile che in Italia si affidino i destini di grandi opere pubbliche o di grandi trasformazioni urbane, anche di iniziativa privata, a delle modestissime società a “responsabilità limitata” mentre nella scelta dei progettisti il legislatore e le stazioni appaltanti si premurano di richiedere fatturati e capacità economiche spesso assolutamente fuori dalla portata della stragrande maggioranza dei liberi professionisti. A giudicare da quanto riporta la stampa, gli appalti della Maddalena sono stati affidati, per decine e decine di milioni di euro in condizioni di emergenza, a società che più che l’esperienza nel settore erano capaci di vantare conoscenze nel mondo dell’architettura e della politica e si sono conclusi col risultato, poco evidenziato dalla stampa nazionale, della beffa fraudolenta alle imprese sarde subappaltatrici che non sembra abbiano ricevuto le loro spettanze, come sfortunatamente è emerso da una interrogazione parlamentare degli onn. Scanu, Calvisi e Melis (cfr. Il Sardegna del 9 febbraio 2010).

Anche il potere da parte delle imprese di chiamare direttamente architetti progettisti, consulenti e direttori dei lavori ci appare oggi molto discutibile: se sotto il profilo procedurale tutto è stato fatto a norma di legge, dobbiamo pensare che i lavori si siano svolti anche secondo le “esigenze architettoniche” e le indicazioni delle varie figure professionali.

Dunque gli episodi di presunti aumenti dei costi nei progetti per la realizzazione del palazzo delle conferenze e dell’area delegati di 28 milioni di euro e per l’albergo di 70 milioni (come di dichiara telefonicamente a più riprese un compiaciuto Marco Casamonti) sarebbero vergognosi se la magistratura dimostrasse il coinvolgimento di altri tecnici.

http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_13/Appalti-e-costi-gonfiati-anche-del-50-per-cento-fioernza-sarzanini_0617359e-1870-11df-adbd-00144f02aabe.shtml

La professione e il mestiere dell’architetto sono oggi al centro della nostra discussione e le considerazioni sulle “ambiguità morali dell’architettura”, citate da Rem Koolhaas nel suo famigerato articolo sulla Maddalena, http://www.newitalianblood.com/index.pl?pos=02.00&item=1497&lang=it viceversa ne sono il doveroso contrappunto. Riflessioni geopolitiche che ricordano il gossip, valutazioni dell’edonismo berlusconiano, promozione mediatica e sbandieramento di superiorità morale ci appaiono oggi come mera spazzatura priva anche di qualsiasi valore informativo.

Mi avvio a concludere proponendovi una sorta di tabella commentata per un invito a riflettere sulle modalità di affidamento degli incarichi, degli appalti e naturalmente sui costi di costruzione.

1) “Vulcano Buono” a Nola (NA) di Renzo Piano (2007). Costo al mq pari a 1200 euro. Costo totale di 180 milioni di euro per un progetto che si sviluppa su un’area di 450.00 mq di cui 150.000 mq costruiti. Il complesso comprende un albergo, un ipermercato, un cinema multisala (9 sale per 2500 spettatori), una galleria doppia altezza, 150 negozi, ristoranti, bar, un centro benessere, una piazza esterna e 7000 posti auto (cfr. Wikipedia).

2) Fiera di Milano di Massimiliano Fuksas (2005). Costo al mq pari a 1400

euro. Costo totale di 750 milioni di euro autofinanziati dalla Fondazione Fiera, per una massa critica dell’ intervento di 530.000 mq di superficie lorda pavimentata, su 2 milioni di superficie fondiaria sistemata (cfr. Repubblica 01/04/2005).

3) Museo Guggenheim di Bilbao di Frank Gehry (1997). Costo al mq pari a 3500 euro. Costo totale dell’ opera 132 milioni di euro da parte del comune di Bilbao, di cui 84 per la costruzione e per le opere di urbanizzazione, 36 per l’acquisto della collezione, 12 per entrare a far parte della Fondazione Guggenheim; 24.000 mq di superficie espositiva. Oltre 1 milione di visitatori l’anno, 5083 nuovi posti di lavoro, 30 milioni di euro all’anno di nuove entrate fiscali derivanti da Iva e Irpef e un incremento del PIL per l’intera Regione Basca calcolato nello 0,62% dopo solo due anni di attività (cfr. La Stampa 29/12/2000).

Questi primi tre casi mostrano i costi di due investimenti privati e un noto intervento pubblico realizzato in Spagna (il cui costo al mq. resterebbe attualizzato se si dovessero scorporare gli interventi di urbanizzazione). Ne possiamo dedurre dunque una grande attenzione all’investimento e alle sue ricadute economiche. Le opere citate inoltre hanno suscitato dibattito architettonico e l’attenzione della critica. Ma cosa succede in Italia sul fronte delle grandi opere e del Pubblico?

Vediamo dunque se in Italia l’investitore pubblico ha la stessa capacità gestionale del privato:

1) MAXXI a Roma di Zaha Hadid (2009). Costo al mq pari a 7100 euro (che si abbassa a poco meno di 3700 euro al mq se consideriamo che la cifra totale comprende anche la sistemazione degli esterni). Costo totale di 150 milioni di euro per un progetto di 21.200 mq di spazi interni, 19.640 mq di spazi esterni, 113.000 mc realizzati. Tra i 200.000 e i 400.000 visitatori previsti l’ anno (cfr. comunicati stampa MAXXI).

2) Palazzo delle conferenze e area delegazioni alla Maddalena -lotto4– di Stefano Boeri (2009).

Costo al mq pari a 9294 euro per le sole superfici costruite. Costo complessivo delle opere 100 milioni di euro circa secondo l’ ipotesi peggiore (70,5 milioni di euro da quanto ci è stato gentilmente comunicato dallo Studio Boeri); Sistemazione aree esterne e reti generali 48.476 mq (altri 7,5  milioni di euro sempre da quanto comunicato dallo Studio Boeri), Casa del mare 2.230 mq, Arcate dell’ arsenale 2700 mq, Stecca impianti centrali generali 720 mq, Reparto elettrico 452 mq, superficie coperta area delle delegazioni 9.540 mq, di cui 4657 mq di superficie utile costruita.  Se nel calcolo del costo/mq si tiene conto della copertura/tettoia dell’ area delegazioni, esclusi i 4657 mq che ricadono sotto la stessa copertura, il costo euro/mq è di 6390, con il risultato che copertura e pavimentazione sottostante hanno un’incidenza media superiore ai 6000 euro/mq). Per onore di cronoca informiamo che il costo al mq calcolato sul totale di 70,5 milioni di euro è pari a 6561 euro/mq per le sole superfici costruite e di 4500 euro/mq se consideriamo il totale della copertura.

Faccio presente che a questo intervento andrebbero aggiunte svariate decine di milioni di euro di spese “propedeutiche” e di bonifica, i risparmi ottenuti per il trasferimento del G8, e naturalmente i costi aggiuntivi per la riparazione dei danni avvenuti dopo 8 mesi di abbandono, tutte spese che chiaramente non ho conteggiato nel costo di costruzione.

Per gli ultimi due interventi è tuttavia obbligatoria una doverosa precisazione: il progetto del MAXXI è stato affidato alla Hadid a seguito della vittoria di un concorso, prevede delle considerevoli ricadute economiche, sociali e culturali e soprattutto è un’opera che simbolicamente doveva dimostrare l’interesse dello Stato centrale nei confronti del contemporaneo. Inoltre a difesa della Hadid vi è da precisare che la copertura finanziaria è arrivata scaglionata, comportando continui blocchi del cantiere e di conseguenza una riformulazione economica a causa dell’entrata in vigore della nuova normativa sismica.

L’intervento della Maddalena dimostra invece come i piani di gestione turistica possano diventare piani di spoliazione del territorio e di come i beni dello Stato si possano svendere ai privati dopo aver investito ingenti risorse. Le cifre in gioco nella vicenda G8 alla Maddalena mostrano uno Stato totalmente incapace di realizzare un effettivo sviluppo del territorio dilapidando viceversa pubblico denaro.

Nella sola area dell’arsenale sono stati spesi circa 200 milioni di euro per demolire, bonificare ed edificare.

Cosa ci faranno non è dato sapere poiché “la gestione dell’ex Arsenale se l’è invece aggiudicata, per 40 anni, la Mita Resort di Emma Marcegaglia. Un ottimo affare per il presidente di Confindustria, che ha messo le mani sulla struttura a un prezzo di saldo: 40 milioni allo Stato e 28 (in 40 anni) alla Regione Sardegna” (ed un passivo di oltre 100 milioni per la collettività)

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/02/news/maddalena_bertolaso-2160424/

Spero dunque che anche altri intervengano sulle reali questioni sollevate, fornendoci spunti di riflessione e magari informazioni sui costi dei propri progetti.

Operazione Maddalena: Zero posti di lavoro, 327 milioni di euro e miliardi di dubbi sui riscontri culturali dell’operazione Maddalena! Una spesa così ampia meritava un dibattito che non c’è mai stato.

I costi dell’ architettura

febbraio 18, 2010

I costi dell’ architettura

(il presente articolo è stato pubblicato in: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=2448 )

Il 28 gennaio Repubblica titola “Il flop della Maddalena. Dal G8 all’ abbandono” http://www.repubblica.it/politica/2010/01/28/news/g8-maddalena-2101455/ .L’ articolo a cura di Paolo Berizzi e Fabio Tonacci  precisa la situazione: soffitti crollati, cavi a vista e infiltrazioni d’ acqua, oltre 320 milioni di euro buttati e zero posti di lavoro. Lo stesso giorno la Protezione civile emette un comunicato stampa  in cui non smentisce http://www.protezionecivile.it/cms/view.php?dir_pk=9&cms_pk=17445, ma parla di notizie inesatte e convoca i rappresentanti della stampa nazionale ed estera a prendere visione dei luoghi per il giorno 2 febbraio accompagnati  dal Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, dal Presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, e dall’architetto progettista, Stefano Boeri. Dopo l’ incontro, il giornalista Berizzi conferma quanto precedentemente scritto http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/02/news/maddalena_bertolaso-2160424/ . Le notizie sono ribadite anche da un servizio di Sky TG (il TG1 invece, il 2 febbraio sera, inquadra la vicenda come un grande successo dell’ operosità di Bertolaso).

Ora se volessimo guardare alla vicenda con l’ occhio indagatore del critico di architettura la polemica potrebbe lasciarci indifferenti se non fosse per le cifre in gioco (parliamo in totale di 327 milioni di euro) http://www.g8italia2009.it/G8/Home/LaSedeDelVertice/LaSedeOriginaria/G8-G8_Layout_locale-1199882089535_InterventiCosti.htm e per l’ atteggiamento dello stesso Boeri che qualche mese or sono aveva chiamato il suo amico Rem Koolhaas a difesa di “limpide ambizioni”.L’ articolo scritto da Koolhaas , già rifiutato dalla rivista Domus, ha trovato asilo nell’ ultimo numero di Mark,  e per chi volesse leggerlo in italiano, per cercare di comprendere i motivi del rifiuto alla pubblicazione, è disponibile a questo link: http://www.newitalianblood.com/index.pl?pos=02.00&item=1497&lang=it

Boeri viene spinto nel teatrino della politica italiana da un trampolino internazionale: è lo stesso Koolhaas che ci informa che Boeri “ha dovuto lavorare in un Paese” (si fa riferimento ad una qualche costrizione che ci sfugge?) ove le architetture del Ventennio  “ci ricordano quotidianamente le ambiguità morali dell’ architettura”.

Così oltre  agli esorbitanti costi economici dell’ intervento dobbiamo subire anche tali amenità.  Naturalmente Koolhaas non ci spiega come mai opere architettoniche caratterizzate da finanziamenti faraonici, e da sforzi progettuali e realizzativi impressionanti per le tempistiche, abbiano piccoli difetti –forse neppure ammissibili in opere di importo molto modesto- che le espongono dopo soli 8 mesi ad un circostanziato e repentino degrado. Koolhaas non ci spiega come mai non si trovi “un imprenditore che sia interessato a questa cattedrale inutilizzata: l’ultima gara, il 23 settembre 2009, è andata deserta. Perché così com’è stato realizzato, di fronte al mare ma senza un accesso al mare, senza una spiaggia né una banchina né un camminamento, e anzi con uno scarico fognario proprio lì davanti, l’hotel non può fare gola a nessuno” (vedi articolo di repubblica) e come mai noi contribuenti  italiani dobbiamo subire una svendita di beni nuovi e praticamente rimasti inutilizzati.

“La gestione dell’ex Arsenale se l’è invece aggiudicata, per 40 anni, la Mita Resort di Emma Marcegaglia. Un ottimo affare per il presidente di Confindustria, che ha messo le mani sulla struttura (Mita Resort è stata l’unica a partecipare al bando) a un prezzo di saldo: 40 milioni allo Stato e 28 (in 40 anni) alla Regione Sardegna” (vedi articolo di repubblica).

Ancora Koolhaas, che forse avrebbe voluto sancire l’ ingresso del collega nel privilegiato mondo delle archistar, non ci spiega come sia stato affidato l’ incarico a Boeri e come mai agli altri architetti italiani sia richiesto, prima di avere un incarico, di partecipare a un concorso, di mettere a confronto le proprie idee con quelle degli altri, spesso di misurarsi in dibattiti col pubblico ed in incontri con gli amministratori,  come mai agli altri architetti sia necessario dimostrare la fattibilità economica dell’ intervento e i risparmi ottenuti rispetto ad altre soluzioni, come mai a volte sia richiesto di presentare il proprio fatturato e l’ elenco dei lavoratori dipendenti e infine come mai agli architetti comuni sia dato obbligo di fare un consistente ribasso sulla parcella. Ma i dittatori della somma urgenza impongono le loro regole al di sopra di tutto e gli ordini professionali tacciono. Non vorrei sembrare uno sprovveduto:  al sistema delle gare e dei concorsi si potrebbe anche affiancare il sistema degli incarichi fiduciari (intendo oltre la somma urgenza e gli appalti gestiti dalla protezione civile), con qualche limitazione e meno ipocrisie, ma soprattutto evidenziando una chiara presa di responsabilità da parte dei politici committenti, responsabilità che spesso non intendono assumersi.

Vorrei aggiungere un’ ulteriore riflessione alla vicenda e al famigerato articolo pro-Boeri chiamato in causa: mentre Rem Koolhaas  meditava sull’ edonismo di Silvio Berlusconi, aggiungendo che gli edifici di Boeri erano in qualche modo stati compromessi eticamente dal cambio di governo (e non si trattiene dal citare Renato Soru e Romano Prodi, quali reali anime del progetto G8 alla Maddalena), Boeri dava il via libera alla pubblicazione sul sito internet di Abitare, di articoli e fotografie riguardanti i suoi edifici alla  Maddalena.

Nulla di grave direte, ma questa volta diamo ragione a Koolhaas: ci sono opere che “ci ricordano quotidianamente le ambiguità morali dell’ architettura”,  e qualcuno potrebbe aggiungere “le ambiguità morali degli architetti”.

Boeri, lontano da tali ambiguità, per illustrare al meglio sulla propria rivista i suoi edifici “dal vivo”, decide così di pubblicare le foto dei ministri Tremonti, Frattini, La Russa, Maroni e altri durante un meeting nella sua “Casa del Mare” http://www.abitare.it/highlights/live-from-maddalena/

Quando però alcuni lettori gli fanno notare dell’ opportunità di tale pubblicazione -spicca l’ autorevole commento di Gennaro Postiglione-, Boeri si scusa e parla di un fraintendimento in redazione  e di una deroga.  Pochi giorni fa un’ altra deroga,   http://www.abitare.it/highlights/mineral-geopolitics/ per pubblicizzare un libro sull’ argomento(ed. Abitare Segesta)  con i testi, tra gli altri, di Guido Bertolaso e Renato Soru. Già il giorno 11 Settembre 2009 Postiglione si domandava :  “Perché dunque spingersi così avanti dando l’impressione di trasformare la rivista in un organo di comunicazione interna?”.

La domanda evidentemente è suonata come inutile e retorica.

A questo punto, dichiarata una certa indignazione nei riguardi della vicenda, voglio precisare la mia opinione riguardo alle opere progettate da Boeri alla Maddalena: nessuna conquista per la storia dell’ architettura, nessun avanzamento tecnologico, grande professionismo nel rispettare tempi di consegna progetto e realizzazione (ci si sarebbe dovuti meravigliare del contrario). Resta il fatto che le somme spese avrebbero dovuto produrre un dibattito culturale ben più ampio del risultato ottenuto.

Quelli che si stupivano per i costi delle nuove architetture romane di Meier e della Hadid, dopo aver letto quanto sopra probabilmente saranno impalliditi.

Spero che da ciò si possa trarre una morale e si possa guardare con più rispetto al lavoro dei colleghi esteri e con maggiore attenzione verso le operazioni “italiane” sbandierate come qualità. Tra le altre cose mi riferisco anche al caso poco noto della ricostruzione di Cavallerizzo, frazione storica di Cerzeto, comune della provincia di Cosenza. La Protezione civile in seguito ad una frana e al crollo di una decina di case, trasferisce forzatamente i cinquecento residenti non senza polemiche, recinta la frazione e la dichiara zona off-limits. Bertolaso in persona annuncia che il paesino va ricostruito da zero, delocalizzato, e pace alla memoria. 52 milioni di euro di importo lavori e progetto affidato ad Annalaura Spalla con i 5+1 per il preliminare (gruppo composto così come era già accaduto per il modestissimo progetto che avevano già elaborato per la ricostruzione di San Giuliano di Puglia). Sarà un caso: le unità edilizie sembrano riciclare un certo “realismo magico”, molto reale e poco magico, ma soprattutto già visto.

Ad ogni modo tra poco termineranno i lavori di un normalissimo cantiere, gli abitanti avranno delle nuove case, forse finalmente saranno contenti anche gli scontenti, e noi tutti presto ci sorbiremo lezioni di etica e di progettazione, di come l’ architettura risponde alle emergenze, ecc. ecc.

Forse invece vorremmo sapere con che criteri vengono chiamate queste persone e come mai non vige un criterio di rotazione degli affidamenti degli incarichi. Questa è trasparenza e qualità?

Caso diverso è stato il MAXXI di Zaha Hadid, costato 130 (?) milioni di euro tra mille polemiche e un cantiere lungo dieci anni. Non dimentichiamo infatti  che la Hadid è risultata vincitrice di un concorso, ed anche se l’ opera non è annoverabile tra i grandi capolavori, il suo museo è una ottima opera di architettura, soprattutto in raffronto allo sconsolato panorama nostrano. La Hadid è stata capace di progettare spazi interni particolarmente emozionanti per il modo in cui riescono a coinvolgere lo spettatore nel gioco fluido e dinamico delle luci.

Io mi auguro che il MAXXI possa entrare in funzione al più presto e rimanere attivo con molteplici iniziative dedicate all’ arte contemporanea.

L’ utilizzo delle opere: Ecco un tema su cui Boeri e Koolhaas avrebbero dovuto farci riflettere: committenti incapaci di gestire le architetture che fanno realizzare, politici disinteressati ai danni che ignobili vandali infliggono ai beni pubblici, committenti incapaci di operare con trasparenza.

Non dovrebbe essere possibile che ci siano politici che indicano concorsi per sbandierare qualità e millantare amicizie nel mondo dell’ architettura senza poi darvi alcun seguito realizzativo, non è ugualmente ammissibile che i politici lascino porzioni di città e di territorio in stato di degrado e di abbandono.  Non è ammissibile che si sperperino 600.000 euro per l’ inaugurazione di un’ opera pregevole come l’ Auditorium di Niemeyer a Ravello quando si sarebbero potuti proporre altri piccoli esperimenti architettonici sul territorio.

Ma i politici ci trattano come pecore e possiamo immaginare come l’ adulazione sia una tentazione forte quando si raggiungono certi livelli di conoscenze.

Non ci resta che ricordare almeno la coerenza di Massimiliano Fuksas quando non volle partecipare accanto al presidente del consiglio durante l’ inaugurazione della Fiera di Milano.

Concludo con un suggerimento e un invito a guardare i video postati a questo link   http://www.youtube.com/watch?v=l8xTzZUogD4 .

Si tratta di una simpatica e nota trasmissione televisiva con oggetto la costruzione e l’ architettura della Città della cultura di Santiago de Compostela, progettata da Peter Eisenman. Il progetto a qualcuno potrà anche non piacere, ma è indiscutibile che l’ architettura presentata nel video ha richiesto un accrescimento culturale, uno sforzo economico, tecnologico e costruttivo tale da far diventare il cantiere un grande laboratorio. Una risorsa economica e culturale per tutti, un’ ulteriore opera architettonica simbolo della contemporaneità di cui la Spagna si è voluta dotare.

Ci piacerebbe vedere qualcosa del genere anche in Italia.

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