Posts Tagged ‘città’

Rammendo è più chic di toppa

dicembre 18, 2014

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Il tempestivo articolo di Emanuele Piccardo “Piano mediatico” ha messo in luce i limiti delle recenti proposte progettuali elaborate, sotto l’egida di Renzo Piano, dal gruppo di giovani progettisti denominato G124. Il tema progettuale di fondo è la periferia con i suoi variegati problemi e risorse.

Il successo dell’operazione avviata da Piano appare subito evidente in termini pubblicitari e nel riscontro con la politica. Non è un caso che il governo Renzi preveda di stanziare nella prossima legge di stabilità circa 200 milioni per il “rammendo” delle periferie. Renzo Piano è un professionista capace, inoltre dimostra di muoversi con agilità per ottenere un rapido coinvolgimento dell’opinione pubblica. L’idea di rammendo urbano intercetta abilmente un certo immaginario e vocabolario salottiero.

Rammendo suona certamente più chic e sartoriale del suo sinonimo popolare “toppa”. Eppure il momento è importante perché la parola periferia possa risuonare nel mondo della politica. In particolare dopo che la politica ha espulso per anni dal dibattito pubblico la riflessione sulla città contemporanea. Ci si chiede dunque se e quali rammendi possano contribuire a migliorare la qualità complessiva delle nostre città.

continua su archphoto:

http://www.archphoto.it/archives/3320

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Per una nuova Taranto

novembre 30, 2012

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Nella vicenda Ilva lo stato italiano interviene ancora una volta dimostrando indifferenza nei confronti del Sud. Pensando che il problema sia la risoluzione dei rapporti tra produzione e lavoro si certifica un atteggiamento volto ad esaudire esclusivamente le esigenze della speculazione. Al contrario il nodo centrale di tutta la vicenda è dare voce a quegli operai e a quei cittadini che sono trattati ingiustamente come la periferia geografica e sociale di un regime basato su una economia di rapina, di sfruttamento e di spoliazione del territorio. Solo in seconda istanza vi è un problema ambientale. Vi è innanzitutto una questione progettuale, dunque politica, da porre. La soluzione non è un’autorizzazione a delinquere che sblocchi il sequestro, ma avere la capacità di mettere in campo tutte le forze creative, progettuali e sperimentali per immaginare, una città differente, una fabbrica efficiente, un nuovo paesaggio urbano ed industriale, un modello di vita ecologico e più sostenibile di quello attuale. Quello che manca alla città di Taranto non è un decreto che regoli le emissioni della produzione, ma un progetto da sappia immaginare una nuova città e nuove relazioni con i paesaggi del lavoro.  Ripensare la città e la produzione vuol dire investire in tecnologie e fare di Taranto una città più vivibile. Il problema ambientale è parte di quello politico, per questo non possiamo tollerare che il governo italiano abbia come sola meta la risoluzione dell’inquinamento derivante dalla produzione. Per questo pensiamo che non basti bonificare se non si riprogetta urgentemente il territorio di Taranto, la sua città e il suo mare. Purtroppo nè questo governo, nè i proprietari dell’Ilva si sono dimostrati capaci di poterlo e saperlo fare.

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