Tipi e riferimenti architettonici delle plantation houses

dicembre 6, 2012

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I principi architettonici a cui si ispiravano le plantation houses sono essenzialmente riconducibili a due modelli, spesso fusi assieme secondo criteri eclettici che esprimevano il complesso gusto dei proprietari.

Il primo tipo era quello del Creole cottage[1], utilizzato soprattutto per gli edifici di piccola dimensione. La caratteristica principale dell’architettura creola era costituita dal particolare sistema distributivo: una sorta di hall centrale, con accesso dall’ingresso principale, fungeva da salone distributivo passante. Inoltre un porticato abbastanza largo, detto galerie o gallery, proteggeva l’ingresso e permetteva anche l’immissione negli ambienti interni che si affacciavano sul lato principale. Gli edifici solitamente erano bassi e molto frequenti i casi in cui la gallery, estesa sui quattro lati dell’edificio,si trovava ad un livello rialzato dalla terra, con la casa sospesa sul terreno.

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Questi edifici corrispondono all’immagine stereotipata, soprattutto di derivazione cinematografica, che abbiamo della casa per abitazione nel Deep South  americano: una casa ad un piano, rivestita in legno imbiancato a calce, una veranda che si affaccia sul giardino e verso la strada; infine esili pilastrini che sorreggono la falda sovrastante che offre l’ombra ad un anziano uomo di colore disteso su una sedia a dondolo.

Il secondo modello architettonico era basato sui nuovi stilemi neoclassici dell’architettura americana, la cosiddetta federal-style architecture. I riferimenti di questo modello risalivano all’architettura rinascimentale italiana e in certi casi a quella greca, dando a volte origine a discutibili revival.

Utilizzato per edifici più rappresentativi dei cottage e dei bungalow descritti poco sopra, questo linguaggio era adoperato anche per celebrare il potere e l’affermazione  commerciale del proprietario della tenuta. La caratteristica degli edifici che adottavano questo particolare linguaggio architettonico era la presenza di un grande loggiato sul fronte principale, quasi una sorta di archetipo comune a quello dell’ architettura creola. La facciata si distingueva invece per l’adozione di un ordine gigante di colonne, che dava unità e articolava in senso stereometrico l’edificio, quasi sempre concepito su due piani con eventuale attico o mansarda.


[1]A study of Creole architecture is: EDWARS, Jay, D., “The Origins of Creole Architecture”, Winterthur Portfolio, Vol. 29, N. 2/3 (Summer-Autumn, 1994), The University of Chicago Press, pp. 155-189, (Link Jstor archive: http://www.jstor.org/stable/1181485 ) and see also LANCASTER, Clay, “The American Bungalow”, The Art Bulletin, Vol. 40, N. 3 (Sep. 1958), College Art Association,  pp.239-253 ( Link Jstor archive: http://www.jstor.org/stable/3047780 )

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