Monticello

dicembre 2, 2012
Monticello aerial

Monticello, vista aerea. Si noti: il lawn davanti alla villa e sulla destra la vegetable garden terrace con il frutteto delimitato dal bosco circostante.

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Residenza del principe di Salm a Parigi. Progetto di Pierre Rousseau realizzato tra il 1782 e il 1787 e probabile ispirazione per Jefferson

Thomas Jefferson (1743-1826), tra gli autori della Dichiarazione di Indipendenza (1776), e terzo presidente degli Stati Uniti (1801-1809), fu uno dei primi americani ad adoperarsi con profondo interesse  nella progettazione e trasformazione del paesaggio.  Numerosi studi hanno analizzato le varie fasi di costruzione della villa di Monticello e le scelte progettuali adottate dal Jefferson architetto. L’adesione al linguaggio neopalladiano, fa di Jefferson un progettista aggiornato e allineato sulle scelte dei principali protagonisti del periodo tardo illuminista, inoltre i richiami all’architettura rinascimentale, romana e greca acquisiscono nella lontana Virginia il significato di una rievocazione fondativa: la classicità del neopalladianesimo di Jefferson, i suoi interessi per l’agricoltura, rappresentano programmaticamente il sogno   di costruire un paesaggio rurale di bucolica e democratica ispirazione. Il passato non rammenta semplicemente la giustizia di tempi lontani, ma attraverso l’architettura, anche la speranza e la fiducia nei confronti delle forme della neonata Repubblica. Dunque l’interesse di Monticello, con i suoi 5000 acri di terreno (circa 2000 ettari), non è dato dall’edificio in sé, né dalle sue decorazioni, ma dalla vocazione agricola della costruzione, che con i suoi orti,  giardini, piantagioni, strade, dimostra di essere una perfetta “workhouse of nature”La bellezza formale dell’architettura e la compiutezza del progetto architettonico sembrano sviare l’attenzione rispetto all’utilizzo sperimentale, a volte anche effimero, che si fa del paesaggio.

MONTICELLO OGGI

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Tra i documenti messi a disposizione dalla Massachusetts Historical Society, nel fondo archivistico elettronico dedicato ai Thomas Jefferson Papers, compaiono il Garden Book e il Farm Book, minuziosi diariin cui Jefferson registra intenzioni ed azioni agricole intraprese, elencando piante, semi, fiori, provenienze della flora, successi ed insuccessi delle relative coltivazioni. Lo straordinario interesse che suscitano questi documenti manoscritti mette in evidenza le continue modificazioni del paesaggio e i tentativi condotti su di esso. Nell’ ipotesi portata a compimento negli anni della presidenza, quattro percorsi dalla forma ellittica, the roundabouts, circondano la cima del colle, attestandosi su curve di livello decrescenti, e dunque su circonferenze man mano più ampie. Questi percorsi permettono di accedere a diversi ambiti paesaggistici pensati attorno alla costruzione principale. Inoltre, “The ground between the upper and lower roundabouts to be laid out in lawns and clumps of trees, the lawns opening so as to give advantageous catches of prospect to the upper roundabout. Vistas from the lower roundabout to good portions of prospect”. Ad est i percorsi oltrepassano il boschetto (The Grove) ricavato dallo sfoltimento di una porzione adiacente di foresta naturale ripulita del sottobosco, per poi costeggiare a Sud il Mulberry Row, con i padiglioni adibiti a workshop.A valle del Mulberry Row vi sono la Vegetable Garden Terrace, dotata di un piccolo padiglione-belvedere,due piccoli vigneti (16000 e 9000 square foot area 1400 e 800 mq) intervallati  dalle Berry Squares, e un frutteto (South Orchard) con innumerevoli varietà di mele, pesche, ciliegie, pere, albicocche, prugne, che è stato oggetto di “restauro” nel 1981 per renderlo accessibile ai visitatori.

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In questo frutteto sono stati ripetutamente compiuti tentativi di coltivare alberi mediterranei, come, fichi, mandorli, melograni e ulivi senza particolare successo a causa delle rigidità del clima invernale e primaverile.Il lato est di Monticello è invece caratterizzato da un frutteto più piccolo, impiantato nel 1784  prima della partenza per la Francia, e da un bosco diradato, ovvero un arboreto in cui si trovano piante autoctone ed altri alberi come il red cedar (Juniperus virginiana), il sugar maple (Acer saccharum), l’ European larch (Larix decidua) il tulip poplars (Liriodendron tulipifera). Nel progetto delle pertinenze all’abitazione pricincipale Jefferson pensa ad alcuni accorgimenti per diversificare gli usi del terreno circostante. Le soluzioni adottate dimostrano la conoscenza dei paesaggi europei. Jefferson, come noto, aveva soggiornato in Inghilterra, Francia e Italia e da questi paesi aveva tratto esperienze e fonte di ispirazione. Le influenze italiane, rese evidenti dalla toponomastica dei luoghi, dalle ascendenze classiche dell’ architettura e dalla frequentazione dell’amico Mazzei (ma anche di altri italiani), sono essenzialmente riconducibili alle suggestioni esercitate dai Quattro Libri dell’ Architettura di Andrea Palladio, accuratamente studiati da Jefferson. Allo stesso tempo è palese il richiamo alla tradizione del landscape gardening inglese. Jefferson dimostra infatti una sensibilità tipicamente anglosassone nel coniugare aspetti pittoreschi e richiami all’antico, così come era stato sperimentato nei lavori di William Kent (1685-1748) e Lancelot “Capability” Brown (1716-1783).

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In particolare l’adozione di una Ha-Ha barrier sul lato ovest e sul lato sud di Monticello, documenta l’attenzione di Jefferson nei confronti di un elemento caratteristico dei paesaggi delle tenute inglesi. Ed infatti egli la utilizza con lo stesso spirito paesaggistico: la Ha-Ha barrier non è solo un fossato utile a definire un perimetro preciso attraverso una piega del terreno, essa ha anche lo scopo di proteggere i giardini di fiori dagli animali che pascolano nelle vicinanze dell’edificio. Il lato est, da cui proviene la strada di accesso alla villa, è invece definito da un ovale disegnato da una successione di piccole colonne e una chain fence (catena di recinzione). Gli orti, e gli alberi da frutta, ancora oggi presenti, erano invece circondati da palizzate di legno (paling fence) alte circa un metro per  tenere lontano, a seconda dei casi, lepri,  cervi o altri animali selvatici, ma nel corso degli anni verranno utilizzate anche siepi di biancospino (howthorn hedges) con la funzione di separare colture o proteggere aree specifiche dagli animali. A diretto contatto con l’edificio, nello spazio racchiuso dai padiglioni Nord e Sud, sono presenti numerosi ovali di fiori, oval flower beds, contenenti le più variegate specie, selezionate nel corso degli anni da località vicine e remote, e durante la spedizione geografica di Lewis e Clark (1804-1806).

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Infine come prolungamento delle ali laterali vi è un percorso pedonale a forma di anello in terra battuta, che, dispiegandosi sul falso piano alla base del cocuzzolo, racchiude un ampio prato (lawn) costeggiato a tratti da aiuole di fiori e da un piccolo stagno. A maggiore distanza da Monticello, sui colli e sui declivi circostanti della grande tenuta, vi erano porzioni di bosco dedicate ad animali come cervi, ovini e bovini, e campi riservati alla coltivazione agricola “intensiva”, non sperimentale, sulla base di uno schema di sfruttamento del terreno che prevedeva la rotazione delle colture. In questi ulteriori campi venivano coltivati grano, avena, trifoglio, piselli, mais e alberi da frutto (wheat, oats, clover, peas, corn and fruit trees). A tutto ciò si aggiungono i numerosi percorsi, canali, strade, edifici, campi e porzioni di bosco organizzate secondo un progetto comune. Quello che più stupisce non sono solo le annotazioni botaniche appuntate da Jefferson, ma le sue minuziose elaborazioni progettuali, le verifiche fatte attraverso misurazioni e schizzi, il controllo generale dell’ insieme garantito da continui salti di scala, dal giardino al territorio, fino a comprendere riflessioni sulle vedute prospettiche e sulla definizione dello skyline naturalistico. Ma i variegati paesaggi di Monticello ci raccontano anche qualcosa di più, e forse suonano da monito ancora oggi, per quanto anacronistico possa sembrare il landscape of slavery che sottende la seducente organizzazione jeffersoniana della proprietà. Jefferson aveva condannato più volte la schiavitù, tuttavia ad ogni orto, ad ogni campo di Monticello corrispondevano un proporzionato numero di semplici baracche, ricoveri costruiti per una manodopera forzata; e ciò suonava come una beffa alle parole espresse nelle Notes on the State of Virginia (1785) secondo cui icultivators of the earth are the most virtuous and independent citizens”. Ancora oggi lo sforzo di costruire un terreno comune, basato sull’ idea di libertà, sul diritto della ricerca della felicità, si scontra con una realtà ugualmente triste e complessa: evocare una giustizia divina o terrena non basta a placare la fame di cibo, di acqua ed energia.

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