Luigi Moretti – Didascalie Zeviane

gennaio 16, 2012

Il rapporto tra la storiografia del secolo appena passato e Luigi Moretti è sempre stato conflittuale. Moretti fu un bravo architetto, ma il suo credo fascista, per altro mai smentito, e la sua compromissione con  committenti-speculatori del periodo post-bellico hanno minato alla radice una seria disamina delle sue architetture che andasse al di là del giudizio sulla persona.

Tafuri dalle pagine della Storia dell’ architettura italiana 1944-1985 lo definisce come un architetto che “<<da destra>> si appropria dell’ eredità linguistica dell’ avanguardia” .  Zevi lo bolla come professionista dalle “doti eccezionali”,  ma sostanzialmente “assetato di potere” e di “una nevrotica brama di mondanità”.  Esemplare la didascalia posta a commento della sottostante immagine pubblicata ne L’ architettura, cronache e storia n°51 del 1960 a corredo delle pagine che illustravano la nascita dell’ Istituto Nazionale di Architettura:

“in basso: Luigi Moretti è arrivato cinque minuti prima dell’ ora di convocazione. Dopo aver cercato invano una poltrona libera, si è recato a un bar vicino al Ridotto del Teatro, ha noleggiato uno sgabello per seguire il dibattito. Giornata di euforia […]”

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2 Risposte to “Luigi Moretti – Didascalie Zeviane”

  1. emmanuele Says:

    Questa è sempre stata una idiosincrasia di Zevi: giudicare parimenti l’uomo e la sua architettura. Però non mi sento di giudicare in malomodo Zevi per questo motivo, anzi lo vedo perfettamente innestato nel suo contesto storico: i movimenti di avanguardia postconflitto hanno avuto tutti questa attitudine. Dal neoismo al situazionismo, da fluxus ai postfuturisti, l’idea era che arte e vita potessero mischiarsi in un unico corpo. Senza contare poi le motivazioni politiche! Penso che Zevi, forse non consciamente, abbia voluto manifestare questo sentire in campo architettonico… Anche se con i nostri occhi non ci può che apparire buffo…


  2. Luca Guido,
    un po’ da gossip la citazione finale.
    Condivido molto il commento di Peja.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino


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