Go West, young man! (2)

dicembre 9, 2011

Go West, young man, go West and grow up with the country.

New York Tribune, July 13 1865

Horace Greeley

Il problema della regolamentazione del commercio fu una questione particolarmente rilevante alla fine del ‘700 a causa dell’ instabilità e volubilità del mercato estero regolato da rigide restrizioni unilaterali imposte dal Regno Unito. Tali restrizioni diedero avvio allo stesso tempo al fenomeno dell’ espansione della frontiera che rappresentò in una prima fase un’ alternativa morale più che economica ai capricci della madrepatria e solo successivamente, con l’ indipendenza, divenne un processo praticamente inarrestabile.

Frederick Jackson Turner è colui che idealizzò e riassunse dal punto di vista storiografico la “tradizione” della frontiera e il movimento espansionistico degli USA. Turner fu così capace di elaborare la tesi secondo cui la frontiera diviene il principio stesso di interpretazione della storia oltre ad individuare ed identificare nella stessa storia frontiera la storia americana. La frontiera rappresenta sostanzialmente la storia della colonizzazione degli inesplorati e selvaggi spazi del West e questa teorizzazione rimane il suo più interessante e determinante contributo. La “tesi della frontiera” di Turner, ritenuta la dichiarazione di indipendenza degli storici americani,  fu elaborata all’ interno del saggio “Significato della frontiera” pubblicato nel 1893 come testo di una conferenza tenuta all’ American Historical Association durante l’ Esposizione Mondiale Colombiana di Chicago.

Anche Turner qualunque siano i limiti della sua interpretazione chiarì sotto un profilo scientifico la vocazione di “terra promessa” dei grandi territori americani, esattamente come aveva intuito lo stesso Melville. Il termine frontiera assume però in questo frangente un significato del tutto particolare che si distacca dall’ idea più precisa che ne abbiamo noi europei di linea di demarcazione tra una nazione ed un’ altra. Frontier ha assunto nella vita e nella lingua americana un significato sostanzialmente diverso: <> secondo Walter p. Webb, probabilmente il più geniale degli allievi di Turner. Anche una rapida consultazione di un vocabolario di americanismi confermerà la tesi che la frontiera è “una regione, nell’ attuale configurazione degli Stati Uniti, recentemente e sparsamente abitata, e immediatamente a contatto con il wilderness o territorio  non abitato né colonizzato”. Con altri significati il termine risulta raramente utilizzato in USA poiché frontier  incorpora in sé la consapevolezza che attorno agli insediamenti coloniali non c’ era un confine rigido -se non durante un conflitto bellico- e c’ era invece spazio aperto e disponibile. L’ innovazione della tesi di Turner sta proprio nel aver compreso l’ importanza dell’ idea espressa dalla frontiera e contemporaneamente di essersi distaccato dalle scuole storiografiche di moda negli stessi anni secondo cui il compito primo dello storico era quello di individuare i “germi” delle istituzioni americane rintracciandone le origini nelle corrispettive strutture sociali europee. Al contrario Turner individuerà la configurazione delle istituzioni americane quale risultato di un processo di reciproco adattamento tra uomo e ambiente non civilizzato. In altre parole l’ uomo americano nel suo sottomettersi ed adattarsi alla natura  in realtà trova anche i mezzi per organizzarsi come società e dominare successivamente la natura che prima lo ha temprato.

La frontiera è la linea dell’americanizzazione più rapida ed effettiva. La grande distesa solitaria domina il colono, s’impadronisce del suo animo. Egli è vestito all’europea, ha strumenti europei, viaggia e pensa all’europea. La grande distesa solitaria lo tira giù dalla carrozza ferroviaria e lo mette su una canoa di betulla. Lo spoglia dei vestiti della civiltà, lo veste con la casacca del cacciatore e gli mette ai piedi i mocassini di daino. Lo spinge nella capanna di tronchi d’albero del Ciroki e dell’Irochese e lo circonda di una palizzata indiana. Il colono ha già seminato mais e lo ha arato con un legno appuntito; ora lancia grida di guerra e scotenna nel più puro e ortodosso stile indiano. Per dirla in breve, alla frontiera l’ambiente è, agli inizi, troppo violento per l’uomo bianco. Questi deve accettare le condizioni che trova o perire, e così si adatta alla radura e segue le piste degli Indiani. A poco a poco trasforma le solitudini deserte, ma il risultato non è la vecchia Europa, lo sviluppo dell’originario germe sassone, il ritorno all’antichissimo ceppo germanico. Nasce con lui un prodotto nuovo e genuino: l’Americano.

Frederick J. Turner, La frontiera nella storia americana, Il Mulino, Bologna, 1975, pp 31-34.

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