La Sala Conferenze G8 alla Maddalena: un giudizio architettonico

settembre 5, 2010

L’ ambiguità di tale opera, malauguratamente per il suo progettista, è in quell’ aver  “vissuto” uno dei più estesi episodi italiani di spreco di denaro pubblico, corruzione e mala-politica. L’ intera operazione G8 alla Maddalena dimostra come sia difficile uscire immuni dai compromessi, perfino da quelli morali: l’ edificio a sbalzo sul mare non è semplicemente la risposta “architettonica” ad una funzione,  bensì, oggi è  il simbolo di un tentativo ambizioso a cui è sfuggito volutamente il nodo politico della vicenda. In questo edificio perfino la ricerca del luogo sembra risultare simulata. Non importa che ci si trovi a Marsiglia o in Sardegna, la soluzione dell’ edificio a sbalzo sull’ acqua pare essere l’ unica proposta “vincente” in grado di partorire la mente dell’ architetto. Si tratta di una prassi  già sperimentata da Boeri nei progetti (non realizzati) per i waterfront di Siracusa e Napoli: trovata una soluzione è utile riciclarla, perfezionarla fino a ricadere in modelli di dogmatismo e freddezza vincolati ad una sgradevolezza asettica ed apparentemente intellettualistica.  Tutto il progetto dell’ edificio è poi frutto di meccanismi retorici ingenui e privi di carattere. Il parallelepipedo della sala conferenze incombe pesante sul piazzale e sull’ acqua,  incapace di produrre un momento di diastole spaziale da contrapporre alla compressione generata dalla modesta quota d’ imposta dell’ estradosso del primo solaio, mentre l’ enorme   ascensore/piattaforma interno e la sala vetrata a sbalzo sul mare, col pedante foro circolare nel solaio di calpestio, suonano come soluzioni di un’ ovvietà disarmante, utili espedienti di edonismo comunicativo atti a celebrare retoricamente il potere dei leader politici che avrebbero dovuto presiedere un vertice che non vi ha avuto luogo. Alla Maddalena non è stato realizzato alcun edificio degno di elevarsi ad Architettura. Nonostante quanto pensino i supporter e gli eventuali gosthwriter del progettista, la Sala Conferenze e il resto del complesso degli edifici del G8 abortito, raccontano di una vicenda di squallida cronaca e di compromissione morale che investe tecnici, costruttori, politici italiani: mai più vorremmo vedere spendere tanto denaro senza procedure di evidenza pubbliche, soprattutto per quanto riguarda il conferimento degli incarichi professionali e la gestione degli appalti.

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