Landscape as contemporary detector of life changes

aprile 21, 2010

Si tratta di una ricerca che parte dallo studio dei grandi paesaggi americani, dagli albori della paesaggistica americana agli studi di John Brinckerhoff Jackson, da Kevin Lynch a Reyner Banham, Robert Venturi, per indagare la fenomenologia dei nuovi ed attuali paesaggi. Dai deserti allo sprawl, dalle  periferie alle infrastrutture, dai Mall ai parchi territoriali, esiste un moderno continuum urbano-paesaggistico? Le prime esperienze di Olmsted e dei fratelli Green, di Wright e di Halprin, gli scenari prefigurati dalla letteretura di Ballard e dagli scrittori postmodernisti, le esperienze hippie e quella beat, le visioni utopiche e tecniciste hanno prefigurato il nostro presente in maniera eclettica, mutando di volta in volta i valori di riferimento. Come le reti e i nuovi rapporti comunicativi stanno modificando il prossimo futuro? cosa ci rimane di valido dei vecchi sogni e delle vecchie esperienze? Un excursus nella storia del paesaggio americano, con l’ occhio vergine del pioniere, per capire come e dove la contemporaneità riesce a “creare” paesaggi, dove e perchè invece ha fallito, come è mutato oggi il cambiamento percettivo e soprattutto per studiare le direzioni materiali e virtuali dei nuovi territori infrastrutturati dichiarati e denunciati dal mondo digitale che governa il nostro vivere. Una tesi teorica intesa come azione critica ed impegnata che vuole indagare i mutamenti come “unico elemento immutabile rintracciabile nel paesaggio” (Frank Lloyd Wright) a partire dalla recente situazione statunitense da utilizzare come sensore. Possibilità, stimoli e risorse dei paesaggi contemporanei (Luca Guido).

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4 Risposte to “Landscape as contemporary detector of life changes”


  1. Sono d’accordo con la tua opinione nei riguardi di queste ricerche condotte sul tema del paesaggio (infrastrutturale urbano o naturale che sia). Il periodo in cui esse andavano sviluppandosi viveva una fascinazione verso un allontanamento dalle teorie materialiste portate avanti dal dopoguerra ad allora. Così anche la “land art”, nasce da considerazioni omonime: dal percorso! Sono sicuro che hai letto “Walkscape”, bhè, se non lo avessi fatto, leggilo: un ottimo testo su queste tematiche!

    • lucaguido Says:

      caro emanuele,
      devo proprio decidermi a comprare walkscape:) quello di cui parlo è una ricerca che sto conducendo a partire dalle precedenti “scoperte” del paesaggio…In effetti-condotto un breve excursus storico- vorrei provare ad indagare i rapporti virtule-tecnologia-territorio-città che mi sembrano essere di grande interesse per avere un quadro dei “paesaggi contemporanei”…senza escludere le derive più utopistiche

  2. PEJA Says:

    Ehm, PEJA sono sempre io, Emmanuele…


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