Qualità e “risultati positivi”a 9000 euro al metro quadro? (Replica a Stefano Boeri)

febbraio 18, 2010

(“I costi dell’ architettura” è stato pubblicato in: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=2448 e si può consultare anche da questo blog, per leggere la risposta di Stefano Boeri al mio articolo “I costi dell’ architettura” vi segnalo il link: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=2459)


Quanta tristezza nel constare che un professore universitario come Stefano Boeri debba ricorrere ad una menzogna per confutare le idee di chi ha svolto un’inchiesta sui costi etici ed economici dell’architettura. L’insoddisfacente e, a mio giudizio, poco autorevole risposta rispetto ai reali argomenti da me trattati si riflettono in un immotivato (e, credo, ridicolo) attacco  personale. Replico brevemente:

-Non sono mai stato bocciato ad alcun esame (ma era forse questo l’oggetto del mio articolo?).

-La correttezza e la trasparenza di quanto da me riferito era garantita dai link agli articoli di Repubblica pubblicati nella loro consequenzialità cronologica. Tuttavia posso convenire sul fatto che il mio circostanziato articolo non si prestava a letture frettolose, sbadiglianti e/o annoiate.

-Paolo Berizzi, come risulta dal suo articolo del 02/02/2010, conferma pienamente quanto riferito in precedenza e racconta anche dei lavori di riparazione eseguiti dopo il suo servizio denuncia (tra cui la sistemazione di “uno dei portelloni laterali della Casa sull’acqua” -si riferisce forse alla struttura di rivestimento divelta dal vento?!-).

-L’opportunità di pubblicare le foto “live” con i ministri si è commentata da sola con la sparizione dal sito di Abitare del testo, delle osservazioni dei lettori e delle stesse foto.

A questo punto vorrei ritornare alle reali questioni sollevate dal mio articolo “I costi dell’architettura”.

Con le indagini in corso sugli appalti del G8, le problematiche trattate sono divenute a tutti più chiare: nonostante il dovuto garantismo, non resta che affermare che le procedure utilizzate alla Maddalena sucitino più di qualche perplessità.

Le indagini giudiziarie mi hanno turbato ed intristito, e credo che abbiano dimostrato la fondatezza di alcune preoccupazioni che avevo enunciato nel mio già citato articolo.

Purtroppo nessuno ci dirà perché in origine furono adottate speciali misure di riservatezza e segretezza (concesse dal governo Prodi e confermate da quello Berlusconi) e quali garanzie poteva dare ad esempio la chiamata in corsa di Marco Casamonti, professionista che appare coinvolto in operazioni poco chiare.

Tuttavia la figura di Casamonti ci permette di fare un ragionamento. Il personaggio è stato salutato fino all’anno scorso come il nuovo, anche dai giovanissimi, mentre risulta ora inquisito per corruzione e turbativa d’asta in altri due diversi processi (per quest’ultimo reato tra gli altri indagati figurano, a quanto e’ risultato dalle cronache dei giornali, membri di importanti studi): Sotto quali e quante vesti può essere ripercorso un disinibito approccio all’architettura?

Ci chiediamo se la forzata occupazione mediatica delle riviste di architettura e dei dibattiti non sia il primo passo per creare un sistema di consenso attorno alle complesse figure di direttore di rivista/professore universitario/architetto.

Nel recente passato siamo stati abituati a definire come corrotti, vecchi e sorpassati gli architetti che negli anni ’80 (collusi con il partitismo della Prima Repubblica) rappresentavano lo star-system italiano, ma il “nuovo” che avanza appare, per alcuni aspetti, molto peggio del “vecchio”.

Un discorso a parte meritano invece i costruttori edili: una questione su cui riflettere è come sia possibile che in Italia si affidino i destini di grandi opere pubbliche o di grandi trasformazioni urbane, anche di iniziativa privata, a delle modestissime società a “responsabilità limitata” mentre nella scelta dei progettisti il legislatore e le stazioni appaltanti si premurano di richiedere fatturati e capacità economiche spesso assolutamente fuori dalla portata della stragrande maggioranza dei liberi professionisti. A giudicare da quanto riporta la stampa, gli appalti della Maddalena sono stati affidati, per decine e decine di milioni di euro in condizioni di emergenza, a società che più che l’esperienza nel settore erano capaci di vantare conoscenze nel mondo dell’architettura e della politica e si sono conclusi col risultato, poco evidenziato dalla stampa nazionale, della beffa fraudolenta alle imprese sarde subappaltatrici che non sembra abbiano ricevuto le loro spettanze, come sfortunatamente è emerso da una interrogazione parlamentare degli onn. Scanu, Calvisi e Melis (cfr. Il Sardegna del 9 febbraio 2010).

Anche il potere da parte delle imprese di chiamare direttamente architetti progettisti, consulenti e direttori dei lavori ci appare oggi molto discutibile: se sotto il profilo procedurale tutto è stato fatto a norma di legge, dobbiamo pensare che i lavori si siano svolti anche secondo le “esigenze architettoniche” e le indicazioni delle varie figure professionali.

Dunque gli episodi di presunti aumenti dei costi nei progetti per la realizzazione del palazzo delle conferenze e dell’area delegati di 28 milioni di euro e per l’albergo di 70 milioni (come di dichiara telefonicamente a più riprese un compiaciuto Marco Casamonti) sarebbero vergognosi se la magistratura dimostrasse il coinvolgimento di altri tecnici.

http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_13/Appalti-e-costi-gonfiati-anche-del-50-per-cento-fioernza-sarzanini_0617359e-1870-11df-adbd-00144f02aabe.shtml

La professione e il mestiere dell’architetto sono oggi al centro della nostra discussione e le considerazioni sulle “ambiguità morali dell’architettura”, citate da Rem Koolhaas nel suo famigerato articolo sulla Maddalena, http://www.newitalianblood.com/index.pl?pos=02.00&item=1497&lang=it viceversa ne sono il doveroso contrappunto. Riflessioni geopolitiche che ricordano il gossip, valutazioni dell’edonismo berlusconiano, promozione mediatica e sbandieramento di superiorità morale ci appaiono oggi come mera spazzatura priva anche di qualsiasi valore informativo.

Mi avvio a concludere proponendovi una sorta di tabella commentata per un invito a riflettere sulle modalità di affidamento degli incarichi, degli appalti e naturalmente sui costi di costruzione.

1) “Vulcano Buono” a Nola (NA) di Renzo Piano (2007). Costo al mq pari a 1200 euro. Costo totale di 180 milioni di euro per un progetto che si sviluppa su un’area di 450.00 mq di cui 150.000 mq costruiti. Il complesso comprende un albergo, un ipermercato, un cinema multisala (9 sale per 2500 spettatori), una galleria doppia altezza, 150 negozi, ristoranti, bar, un centro benessere, una piazza esterna e 7000 posti auto (cfr. Wikipedia).

2) Fiera di Milano di Massimiliano Fuksas (2005). Costo al mq pari a 1400

euro. Costo totale di 750 milioni di euro autofinanziati dalla Fondazione Fiera, per una massa critica dell’ intervento di 530.000 mq di superficie lorda pavimentata, su 2 milioni di superficie fondiaria sistemata (cfr. Repubblica 01/04/2005).

3) Museo Guggenheim di Bilbao di Frank Gehry (1997). Costo al mq pari a 3500 euro. Costo totale dell’ opera 132 milioni di euro da parte del comune di Bilbao, di cui 84 per la costruzione e per le opere di urbanizzazione, 36 per l’acquisto della collezione, 12 per entrare a far parte della Fondazione Guggenheim; 24.000 mq di superficie espositiva. Oltre 1 milione di visitatori l’anno, 5083 nuovi posti di lavoro, 30 milioni di euro all’anno di nuove entrate fiscali derivanti da Iva e Irpef e un incremento del PIL per l’intera Regione Basca calcolato nello 0,62% dopo solo due anni di attività (cfr. La Stampa 29/12/2000).

Questi primi tre casi mostrano i costi di due investimenti privati e un noto intervento pubblico realizzato in Spagna (il cui costo al mq. resterebbe attualizzato se si dovessero scorporare gli interventi di urbanizzazione). Ne possiamo dedurre dunque una grande attenzione all’investimento e alle sue ricadute economiche. Le opere citate inoltre hanno suscitato dibattito architettonico e l’attenzione della critica. Ma cosa succede in Italia sul fronte delle grandi opere e del Pubblico?

Vediamo dunque se in Italia l’investitore pubblico ha la stessa capacità gestionale del privato:

1) MAXXI a Roma di Zaha Hadid (2009). Costo al mq pari a 7100 euro (che si abbassa a poco meno di 3700 euro al mq se consideriamo che la cifra totale comprende anche la sistemazione degli esterni). Costo totale di 150 milioni di euro per un progetto di 21.200 mq di spazi interni, 19.640 mq di spazi esterni, 113.000 mc realizzati. Tra i 200.000 e i 400.000 visitatori previsti l’ anno (cfr. comunicati stampa MAXXI).

2) Palazzo delle conferenze e area delegazioni alla Maddalena -lotto4– di Stefano Boeri (2009).

Costo al mq pari a 9294 euro per le sole superfici costruite. Costo complessivo delle opere 100 milioni di euro circa secondo l’ ipotesi peggiore (70,5 milioni di euro da quanto ci è stato gentilmente comunicato dallo Studio Boeri); Sistemazione aree esterne e reti generali 48.476 mq (altri 7,5  milioni di euro sempre da quanto comunicato dallo Studio Boeri), Casa del mare 2.230 mq, Arcate dell’ arsenale 2700 mq, Stecca impianti centrali generali 720 mq, Reparto elettrico 452 mq, superficie coperta area delle delegazioni 9.540 mq, di cui 4657 mq di superficie utile costruita.  Se nel calcolo del costo/mq si tiene conto della copertura/tettoia dell’ area delegazioni, esclusi i 4657 mq che ricadono sotto la stessa copertura, il costo euro/mq è di 6390, con il risultato che copertura e pavimentazione sottostante hanno un’incidenza media superiore ai 6000 euro/mq). Per onore di cronoca informiamo che il costo al mq calcolato sul totale di 70,5 milioni di euro è pari a 6561 euro/mq per le sole superfici costruite e di 4500 euro/mq se consideriamo il totale della copertura.

Faccio presente che a questo intervento andrebbero aggiunte svariate decine di milioni di euro di spese “propedeutiche” e di bonifica, i risparmi ottenuti per il trasferimento del G8, e naturalmente i costi aggiuntivi per la riparazione dei danni avvenuti dopo 8 mesi di abbandono, tutte spese che chiaramente non ho conteggiato nel costo di costruzione.

Per gli ultimi due interventi è tuttavia obbligatoria una doverosa precisazione: il progetto del MAXXI è stato affidato alla Hadid a seguito della vittoria di un concorso, prevede delle considerevoli ricadute economiche, sociali e culturali e soprattutto è un’opera che simbolicamente doveva dimostrare l’interesse dello Stato centrale nei confronti del contemporaneo. Inoltre a difesa della Hadid vi è da precisare che la copertura finanziaria è arrivata scaglionata, comportando continui blocchi del cantiere e di conseguenza una riformulazione economica a causa dell’entrata in vigore della nuova normativa sismica.

L’intervento della Maddalena dimostra invece come i piani di gestione turistica possano diventare piani di spoliazione del territorio e di come i beni dello Stato si possano svendere ai privati dopo aver investito ingenti risorse. Le cifre in gioco nella vicenda G8 alla Maddalena mostrano uno Stato totalmente incapace di realizzare un effettivo sviluppo del territorio dilapidando viceversa pubblico denaro.

Nella sola area dell’arsenale sono stati spesi circa 200 milioni di euro per demolire, bonificare ed edificare.

Cosa ci faranno non è dato sapere poiché “la gestione dell’ex Arsenale se l’è invece aggiudicata, per 40 anni, la Mita Resort di Emma Marcegaglia. Un ottimo affare per il presidente di Confindustria, che ha messo le mani sulla struttura a un prezzo di saldo: 40 milioni allo Stato e 28 (in 40 anni) alla Regione Sardegna” (ed un passivo di oltre 100 milioni per la collettività)

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/02/news/maddalena_bertolaso-2160424/

Spero dunque che anche altri intervengano sulle reali questioni sollevate, fornendoci spunti di riflessione e magari informazioni sui costi dei propri progetti.

Operazione Maddalena: Zero posti di lavoro, 327 milioni di euro e miliardi di dubbi sui riscontri culturali dell’operazione Maddalena! Una spesa così ampia meritava un dibattito che non c’è mai stato.

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