I costi dell’ architettura

febbraio 18, 2010

I costi dell’ architettura

(il presente articolo è stato pubblicato in: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=2448 )

Il 28 gennaio Repubblica titola “Il flop della Maddalena. Dal G8 all’ abbandono” http://www.repubblica.it/politica/2010/01/28/news/g8-maddalena-2101455/ .L’ articolo a cura di Paolo Berizzi e Fabio Tonacci  precisa la situazione: soffitti crollati, cavi a vista e infiltrazioni d’ acqua, oltre 320 milioni di euro buttati e zero posti di lavoro. Lo stesso giorno la Protezione civile emette un comunicato stampa  in cui non smentisce http://www.protezionecivile.it/cms/view.php?dir_pk=9&cms_pk=17445, ma parla di notizie inesatte e convoca i rappresentanti della stampa nazionale ed estera a prendere visione dei luoghi per il giorno 2 febbraio accompagnati  dal Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, dal Presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, e dall’architetto progettista, Stefano Boeri. Dopo l’ incontro, il giornalista Berizzi conferma quanto precedentemente scritto http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/02/news/maddalena_bertolaso-2160424/ . Le notizie sono ribadite anche da un servizio di Sky TG (il TG1 invece, il 2 febbraio sera, inquadra la vicenda come un grande successo dell’ operosità di Bertolaso).

Ora se volessimo guardare alla vicenda con l’ occhio indagatore del critico di architettura la polemica potrebbe lasciarci indifferenti se non fosse per le cifre in gioco (parliamo in totale di 327 milioni di euro) http://www.g8italia2009.it/G8/Home/LaSedeDelVertice/LaSedeOriginaria/G8-G8_Layout_locale-1199882089535_InterventiCosti.htm e per l’ atteggiamento dello stesso Boeri che qualche mese or sono aveva chiamato il suo amico Rem Koolhaas a difesa di “limpide ambizioni”.L’ articolo scritto da Koolhaas , già rifiutato dalla rivista Domus, ha trovato asilo nell’ ultimo numero di Mark,  e per chi volesse leggerlo in italiano, per cercare di comprendere i motivi del rifiuto alla pubblicazione, è disponibile a questo link: http://www.newitalianblood.com/index.pl?pos=02.00&item=1497&lang=it

Boeri viene spinto nel teatrino della politica italiana da un trampolino internazionale: è lo stesso Koolhaas che ci informa che Boeri “ha dovuto lavorare in un Paese” (si fa riferimento ad una qualche costrizione che ci sfugge?) ove le architetture del Ventennio  “ci ricordano quotidianamente le ambiguità morali dell’ architettura”.

Così oltre  agli esorbitanti costi economici dell’ intervento dobbiamo subire anche tali amenità.  Naturalmente Koolhaas non ci spiega come mai opere architettoniche caratterizzate da finanziamenti faraonici, e da sforzi progettuali e realizzativi impressionanti per le tempistiche, abbiano piccoli difetti –forse neppure ammissibili in opere di importo molto modesto- che le espongono dopo soli 8 mesi ad un circostanziato e repentino degrado. Koolhaas non ci spiega come mai non si trovi “un imprenditore che sia interessato a questa cattedrale inutilizzata: l’ultima gara, il 23 settembre 2009, è andata deserta. Perché così com’è stato realizzato, di fronte al mare ma senza un accesso al mare, senza una spiaggia né una banchina né un camminamento, e anzi con uno scarico fognario proprio lì davanti, l’hotel non può fare gola a nessuno” (vedi articolo di repubblica) e come mai noi contribuenti  italiani dobbiamo subire una svendita di beni nuovi e praticamente rimasti inutilizzati.

“La gestione dell’ex Arsenale se l’è invece aggiudicata, per 40 anni, la Mita Resort di Emma Marcegaglia. Un ottimo affare per il presidente di Confindustria, che ha messo le mani sulla struttura (Mita Resort è stata l’unica a partecipare al bando) a un prezzo di saldo: 40 milioni allo Stato e 28 (in 40 anni) alla Regione Sardegna” (vedi articolo di repubblica).

Ancora Koolhaas, che forse avrebbe voluto sancire l’ ingresso del collega nel privilegiato mondo delle archistar, non ci spiega come sia stato affidato l’ incarico a Boeri e come mai agli altri architetti italiani sia richiesto, prima di avere un incarico, di partecipare a un concorso, di mettere a confronto le proprie idee con quelle degli altri, spesso di misurarsi in dibattiti col pubblico ed in incontri con gli amministratori,  come mai agli altri architetti sia necessario dimostrare la fattibilità economica dell’ intervento e i risparmi ottenuti rispetto ad altre soluzioni, come mai a volte sia richiesto di presentare il proprio fatturato e l’ elenco dei lavoratori dipendenti e infine come mai agli architetti comuni sia dato obbligo di fare un consistente ribasso sulla parcella. Ma i dittatori della somma urgenza impongono le loro regole al di sopra di tutto e gli ordini professionali tacciono. Non vorrei sembrare uno sprovveduto:  al sistema delle gare e dei concorsi si potrebbe anche affiancare il sistema degli incarichi fiduciari (intendo oltre la somma urgenza e gli appalti gestiti dalla protezione civile), con qualche limitazione e meno ipocrisie, ma soprattutto evidenziando una chiara presa di responsabilità da parte dei politici committenti, responsabilità che spesso non intendono assumersi.

Vorrei aggiungere un’ ulteriore riflessione alla vicenda e al famigerato articolo pro-Boeri chiamato in causa: mentre Rem Koolhaas  meditava sull’ edonismo di Silvio Berlusconi, aggiungendo che gli edifici di Boeri erano in qualche modo stati compromessi eticamente dal cambio di governo (e non si trattiene dal citare Renato Soru e Romano Prodi, quali reali anime del progetto G8 alla Maddalena), Boeri dava il via libera alla pubblicazione sul sito internet di Abitare, di articoli e fotografie riguardanti i suoi edifici alla  Maddalena.

Nulla di grave direte, ma questa volta diamo ragione a Koolhaas: ci sono opere che “ci ricordano quotidianamente le ambiguità morali dell’ architettura”,  e qualcuno potrebbe aggiungere “le ambiguità morali degli architetti”.

Boeri, lontano da tali ambiguità, per illustrare al meglio sulla propria rivista i suoi edifici “dal vivo”, decide così di pubblicare le foto dei ministri Tremonti, Frattini, La Russa, Maroni e altri durante un meeting nella sua “Casa del Mare” http://www.abitare.it/highlights/live-from-maddalena/

Quando però alcuni lettori gli fanno notare dell’ opportunità di tale pubblicazione -spicca l’ autorevole commento di Gennaro Postiglione-, Boeri si scusa e parla di un fraintendimento in redazione  e di una deroga.  Pochi giorni fa un’ altra deroga,   http://www.abitare.it/highlights/mineral-geopolitics/ per pubblicizzare un libro sull’ argomento(ed. Abitare Segesta)  con i testi, tra gli altri, di Guido Bertolaso e Renato Soru. Già il giorno 11 Settembre 2009 Postiglione si domandava :  “Perché dunque spingersi così avanti dando l’impressione di trasformare la rivista in un organo di comunicazione interna?”.

La domanda evidentemente è suonata come inutile e retorica.

A questo punto, dichiarata una certa indignazione nei riguardi della vicenda, voglio precisare la mia opinione riguardo alle opere progettate da Boeri alla Maddalena: nessuna conquista per la storia dell’ architettura, nessun avanzamento tecnologico, grande professionismo nel rispettare tempi di consegna progetto e realizzazione (ci si sarebbe dovuti meravigliare del contrario). Resta il fatto che le somme spese avrebbero dovuto produrre un dibattito culturale ben più ampio del risultato ottenuto.

Quelli che si stupivano per i costi delle nuove architetture romane di Meier e della Hadid, dopo aver letto quanto sopra probabilmente saranno impalliditi.

Spero che da ciò si possa trarre una morale e si possa guardare con più rispetto al lavoro dei colleghi esteri e con maggiore attenzione verso le operazioni “italiane” sbandierate come qualità. Tra le altre cose mi riferisco anche al caso poco noto della ricostruzione di Cavallerizzo, frazione storica di Cerzeto, comune della provincia di Cosenza. La Protezione civile in seguito ad una frana e al crollo di una decina di case, trasferisce forzatamente i cinquecento residenti non senza polemiche, recinta la frazione e la dichiara zona off-limits. Bertolaso in persona annuncia che il paesino va ricostruito da zero, delocalizzato, e pace alla memoria. 52 milioni di euro di importo lavori e progetto affidato ad Annalaura Spalla con i 5+1 per il preliminare (gruppo composto così come era già accaduto per il modestissimo progetto che avevano già elaborato per la ricostruzione di San Giuliano di Puglia). Sarà un caso: le unità edilizie sembrano riciclare un certo “realismo magico”, molto reale e poco magico, ma soprattutto già visto.

Ad ogni modo tra poco termineranno i lavori di un normalissimo cantiere, gli abitanti avranno delle nuove case, forse finalmente saranno contenti anche gli scontenti, e noi tutti presto ci sorbiremo lezioni di etica e di progettazione, di come l’ architettura risponde alle emergenze, ecc. ecc.

Forse invece vorremmo sapere con che criteri vengono chiamate queste persone e come mai non vige un criterio di rotazione degli affidamenti degli incarichi. Questa è trasparenza e qualità?

Caso diverso è stato il MAXXI di Zaha Hadid, costato 130 (?) milioni di euro tra mille polemiche e un cantiere lungo dieci anni. Non dimentichiamo infatti  che la Hadid è risultata vincitrice di un concorso, ed anche se l’ opera non è annoverabile tra i grandi capolavori, il suo museo è una ottima opera di architettura, soprattutto in raffronto allo sconsolato panorama nostrano. La Hadid è stata capace di progettare spazi interni particolarmente emozionanti per il modo in cui riescono a coinvolgere lo spettatore nel gioco fluido e dinamico delle luci.

Io mi auguro che il MAXXI possa entrare in funzione al più presto e rimanere attivo con molteplici iniziative dedicate all’ arte contemporanea.

L’ utilizzo delle opere: Ecco un tema su cui Boeri e Koolhaas avrebbero dovuto farci riflettere: committenti incapaci di gestire le architetture che fanno realizzare, politici disinteressati ai danni che ignobili vandali infliggono ai beni pubblici, committenti incapaci di operare con trasparenza.

Non dovrebbe essere possibile che ci siano politici che indicano concorsi per sbandierare qualità e millantare amicizie nel mondo dell’ architettura senza poi darvi alcun seguito realizzativo, non è ugualmente ammissibile che i politici lascino porzioni di città e di territorio in stato di degrado e di abbandono.  Non è ammissibile che si sperperino 600.000 euro per l’ inaugurazione di un’ opera pregevole come l’ Auditorium di Niemeyer a Ravello quando si sarebbero potuti proporre altri piccoli esperimenti architettonici sul territorio.

Ma i politici ci trattano come pecore e possiamo immaginare come l’ adulazione sia una tentazione forte quando si raggiungono certi livelli di conoscenze.

Non ci resta che ricordare almeno la coerenza di Massimiliano Fuksas quando non volle partecipare accanto al presidente del consiglio durante l’ inaugurazione della Fiera di Milano.

Concludo con un suggerimento e un invito a guardare i video postati a questo link   http://www.youtube.com/watch?v=l8xTzZUogD4 .

Si tratta di una simpatica e nota trasmissione televisiva con oggetto la costruzione e l’ architettura della Città della cultura di Santiago de Compostela, progettata da Peter Eisenman. Il progetto a qualcuno potrà anche non piacere, ma è indiscutibile che l’ architettura presentata nel video ha richiesto un accrescimento culturale, uno sforzo economico, tecnologico e costruttivo tale da far diventare il cantiere un grande laboratorio. Una risorsa economica e culturale per tutti, un’ ulteriore opera architettonica simbolo della contemporaneità di cui la Spagna si è voluta dotare.

Ci piacerebbe vedere qualcosa del genere anche in Italia.

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3 Risposte to “I costi dell’ architettura”

  1. francesco Says:

    Interessante e ben scritto, complimenti


  2. […] mondo delle favole marzo 22, 2010 Ricordando la risposta di Stefano Boeri al mio articolo “I costi dell’ architettura” mi viene in mente una riflessione di Edmondo Berselli che riporto in fondo.  Purtroppo credo che […]


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